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Nazionalsocialismo
Il nazionalsocialismo, movimento politico e sociale tedesco ispirato da A. Hitler, ebbe come suoi capisaldi dottrinali il concetto di popolo (o nazione o Volk) inteso come unità etnico- naturale, il razzismo con il connesso antisemitismo, l'imperialismo (il "Grande Reich"), l'autoritarismo, il culto della forza. Le idee e la storia del movimento nazionalsocialista, pur incarnandosi essenzialmente nelle idee e nella biografia del suo capo, Hitler, furono però anche la risultante di tradizioni, dottrine, aspirazioni storiche dei popoli e dei paesi di lingua germanica. Così l'apologia della guerra e della violenza e il culto della forza si ritrovano già, per certi aspetti, in Arndt , in Hegel e in alcuni teorici dello SM prussiano; la concezione dello Stato autoritario e totalitario aveva dei precedenti in Fichte e in Hegel sul piano teorico e, nella prassi politica, nell'azione di governo di Bismarck . Quanto alla formulazione naturalistica del concetto di nazione, che poneva il suo legame nella comunanza biologica del sangue e della stirpe, essa aveva il suo antecedente più immediato nell'opera di Georg von Schönerer . Per quel che concerne infine l'antisemitismo, vecchia tradizione tedesca rafforzata dalla falsificazione dei Protocolli dei savi di Sion, Hitler derivò da Karl Lueger (borgomastro di Vienna prima del 1914) il suo collegamento con i motivi antiliberali, antisocialisti e antinternazionalisti. La dottrina nazionalsocialista, nella quale confluivano motivi ideologici disparati e a volte anche contrastanti tra di loro, trovò la sua formulazione autentica nel Mein Kampf (La mia lotta, l'opera scritta da Hitler in prigione nel 1924 e pubblicata nel 1925) e poi nello scritto di Alfred Rosenberg Il mito del XX secolo(1930). Essa si atteggiava come una concezione totale della vita e del mondo, incentrata sul concetto di Volk, interpretato, come si è detto, in chiave etnico-razzista e non storico-culturale, e cioè come un portato della razza (unità biologica e comunanza di sangue). La superiorità tra le razze (la cui condizione stava nella purezza) era attribuita a quella ariano-nordica, alla quale sarebbero state dovute le conquiste più grandi della civiltà (il nazionalsocialismo si rifaceva, a questo proposito, alle idee formulate dapprima dal Gobineau e poi da H. S. Chamberlain); di contro impura veniva giudicata la razza ebraica, che cercava di contaminare la purezza dei biondi ariani del Nord e che propagava ideologie nocive come il marxismo, l'internazionalismo, l'individualismo, il liberalismo. Il "popolo" tedesco purificato da queste contaminazioni e custode geloso della sua unità etnica e razziale (di qui l'esclusione dei non tedeschi dalle pubbliche funzioni, la proibizione dei matrimoni misti, la sterilizzazione dei degenerati e dei malati incurabili e, in un crescendo di aberrazioni irrazionali, le persecuzioni generalizzate contro gli ebrei), si sarebbe quindi dovuto realizzare come Volksgemeinschaft, cioè come comunanza solidale fra gli individui che impersonavano lo spirito del popolo (vale a dire gli ideali nazionalsocialisti). L'uomo dunque, anziché essere concepito come individuo, era visto, in polemica con tutte le impostazioni liberistico-individualistiche del XIX sec. e dei primi decenni del XX, come membro della comunità (Volksgenosse), in un rapporto di coordinazione e di unione con gli altri partecipi della comunione popolare. I membri della comunità così stabilita erano pertanto posti in grado di seguire con disciplina le grandi personalità nelle quali metteva capo lo spirito del popolo, i Führer, i capi di tipo carismatico — come Hitler — che incarnavano in sé il potere del popolo. Questa concezione del potere respingeva esplicitamente ogni implicazione democratica, perché il Führer (Hitler) non esercitava un potere appartenente al popolo e a lui delegato, ma era il popolo a essere guidato dal suo Führer, che proveniva sì dal popolo, ma era staccato da quello (Führerprinzip, principio della guida).
La Svastica
Antisemitismo
Arndt (Ernst Moritz), poeta e scrittore
politico tedesco. Con gli scritti politici e soprattutto con i Canti di
guerra (Lieder für Deutsche) fomentò lo spirito nazionalistico nei
suoi compatrioti e contribuì a sollevare la Germania contro Napoleone
nel 1813. Adolf Hitler
Dopo il periodo 1924-1929, poco favorevole agli estremisti grazie alla prosperità industriale, l'hitlerismo ebbe nuovo impulso dalla crisi economica del 1929. Hitler entrò allora in relazione con l'industriale Hugenberg, capo del partito tedesco-nazionale, che cercava truppe contro i comunisti. L'apparente moderazione di Hitler provocò la defezione di O. Strasser e ammutinamenti fra le SA, che furono allora affidate al capitano Röhm. Il partito nazionalsocialista (o nazista, come fu detto in forma abbreviata) aveva avuto 800 mila voti e 12 deputati nel 1928; le elezioni del 1930 gliene diedero sei milioni e mezzo con 107 deputati, grazie alla propaganda frenetica ma efficace del suo capo, che fece breccia fra i disoccupati e i borghesi malcontenti. Il presidente del Reich, Hindenburg, chiese inutilmente a Hitler di partecipare al ministero Brüning (ottobre 1931); nel gennaio 1932 questi offrì a Hitler di cedergli il cancellierato purché accettasse la proroga per due anni del mandato presidenziale di Hindenburg. Hitler rifiutò, presentandosi alle elezioni presidenziali: sconfitto, raccolse tuttavia 13.400.000 voti. Brüning, che nell'aprile 1932 aveva proibito le formazioni militari private, fu successivamente costretto alle dimissioni dai conservatori (maggio 1932). Il nuovo cancelliere, von Papen, esponente della destra conservatrice che contava di servirsi dei nazisti, accordò a Hitler lo scioglimento del parlamento (Reichstag) e l'autorizzazione delle SA e delle SS. Avendo ottenuto 230 deputati nelle elezioni del luglio 1932, Hitler reclamò il potere; ma von Papen sciolse di nuovo il parlamento, e le elezioni del novembre 1932 ridussero i deputati nazionalsocialisti a 196. Il cancellierato passò al generale von Schleicher(dicembre 1932), deciso a combattere i nazisti; ma la sua moderazione spinse nuovamente i grandi industriali a sostenere questi ultimi. Von Schleicher fu ben presto estromesso grazie agli intrighi di von Papen, e Hitler, accettando di dividere il governo coi conservatori, venne chiamato alla cancelleria da Hindenburg, che a sua volta si era lasciato convincere da von Papen, il 30 gennaio 1933. Dapprima Hitler non incluse nel governo che due rappresentanti nazisti (Göring e Frick), dando a von Papen la vicepresidenza, a Hugenberg, capo del partito tedesco nazionale, e a Seldte, capo degli Elmi d'acciaio (ex combattenti), due ministeri: ma ben presto mirò a impadronirsi totalmente del potere. Cominciò con lo sciogliere il parlamento: le nuove elezioni (5 marzo 1933), grazie a una campagna finanziata dai magnati della Ruhr e contrassegnata dalle violenze delle SA e dall'incendio del Reichstag (attribuito ai comunisti), diedero ai nazisti il 44% dei voti. Messi fuori legge i comunisti, il parlamento (a eccezione dei socialdemocratici) accordò a Hitler i pieni poteri per quattro anni (23 marzo): il nuovo cancelliere se ne servì per riorganizzare la Germania e consolidare il proprio dominio. I conservatori uscirono a poco a poco dal ministero, mentre l'alta finanza e la Reichswehr venivano messe in allarme dall'atteggiamento delle SA, decise a monopolizzare il potere a proprio beneficio. Hitler risolse allora di sbarazzarsi dei suoi indocili sicari, e la notte del 30 giugno 1934 (la "notte dei lunghi coltelli") fece massacrare Röhm, i capi delle SA e altri avversari politici fra cui Gregor Strasser, von Schleicher, von Kahr, i segretari di von Papen. Poco dopo (2 agosto 1934) moriva Hindenburg, ultimo rappresentante del potere legale, e Hitler riunì allora nelle proprie mani la presidenza del Reich e il cancellierato, assumendo il titolo di Reichsführer (ratificato nell'agosto 1934 da un plebiscito, con il 90% di voti favorevoli). Più che al "magnetismo" o al talento oratorio il successo personale di Hitler fu dovuto alla sua energia, alla sua capacità di dissimulazione, alla sua istintiva abilità nel cogliere il momento giusto per passare dalle astuzie alla violenza. La sua dottrina (il nazionalsocialismo) era basata su idee semplicistiche, ma efficaci, in particolare quella della superiorità della razza tedesca, chiamata dal destino ad affermare il proprio dominio, e la cui volontà era misticamente incarnata nella persona del capo, o Führer. Uno degli elementi capitali del nazismo era il fanatico odio antisemita, che avrebbe portato allo sterminio sistematico di milioni di Ebrei. Subito dopo l'avvento al potere, Hitler provvide a unificare e centralizzare le strutture politiche e amministrative del paese; i governi dei singoli Stati (Länder) furono subordinati a quello del Reich, con la soppressione delle loro rappresentanze politiche e diritti sovrani; i partiti (tranne quello nazionalsocialista) vennero aboliti, compresi gli Elmi d'acciaio, e così pure i sindacati; le attività economiche, industriali e commerciali furono raggruppate in organismi analoghi alle corporazioni fasciste. Furono istituiti una polizia di Stato (Gestapo) e campi di concentramento per gli avversari del regime. Padrone assoluto della Germania, Hitler dedicò tutte le sue energie al riarmo, preparandosi alla guerra che riteneva inevitabile per la realizzazione delle sue mire espansionistiche, e che doveva assicurare a spese dell'Europa il benessere e la felicità dei Tedeschi. Intanto lo sviluppo accelerato dell'industria bellica fece cessare la disoccupazione. I lavoratori furono inquadrati nel Fronte del lavoro, mentre una propaganda continua e martellante, affidata a Goebbels, radicava nella grande maggioranza della popolazione una fiducia illimitata nel Führer e nell'avvenire da lui preparato. In breve (1933-1936) Hitler abolì tutte le limitazioni stabilite dal trattato di Versailles per le forze armate tedesche; il 7 marzo 1936 la Renania venne rioccupata militarmente, senza reazione efficace da parte delle potenze occidentali e con la solidarietà del governo fascista, che si era venuto avvicinando alla Germania nazista durante il conflitto italo-etiopico grazie al rifiuto tedesco di applicare le "sanzioni" della Società delle Nazioni. La solidarietà italo-tedesca si sviluppò con l'incontro fra il ministro degli esteri Ciano e Hitler a Berchtesgaden (ottobre 1936), primo annuncio dell'"Asse Roma- Berlino", e con l'aiuto comune dato a Franco nella guerra civile spagnola (1936-1939). Frattanto Germania e Giappone firmavano (25 novembre 1936) il primo Patto anticomintern per la lotta contro il comunismo, a cui l'Italia aderì l'anno dopo (6 novembre 1937). Alla fine del 1937 Hitler decise di riunire tutti i paesi di lingua tedesca prima che le potenze occidentali avessero effettuato il loro riarmo. La contrarietà a tali progetti dei conservatori e dell'esercito (ostile fra l'altro alle SS) indusse Hitler a rinnovare una parte degli esponenti governativi: Schacht, von Neurath e von Papen furono sostituiti; mentre al licenziamento del comandante in capo della Wehrmacht, von Fritsch (febbraio 1938), e del suo capo di SM, Beck (agosto 1938), seguì l'assunzione del supremo comando militare da parte di Hitler. Poco prima (13 marzo 1938) quest'ultimo aveva annesso l'Austria, con la connivenza del governo fascista (che pure negli anni precedenti aveva dichiarato l'indipendenza austriaca una vitale necessità per l'Italia, e se ne era reso garante). La propaganda nazista scoprì successivamente il problema delle minoranze tedesche in Boemia (i Sudeti) e ne seguì una violenta campagna, che portò il mondo sull'orlo della guerra: l'accordo di Monaco del 29-30 settembre 1938, in cui Mussolini assunse la parte di mediatore fra Hitler e le democrazie occidentali, cedette alla Germania un quarto della Cecoslovacchia. Dopo aver promesso solennemente di non avanzare ulteriori rivendicazioni, Hitler organizzò la secessione slovacca e occupò la Boemia-Moravia, instaurandovi il protettorato del Reich (16 marzo 1939); quindi si impadronì di Memel, in Lituania (22 marzo 1939). Già nell'aprile Hitler rivendicava, per congiungere la Prussia Occidentale all'Orientale, il cosiddetto "corridoio polacco", con il porto di Danzica; dopo il consolidamento dell'alleanza con l'Italia ("Patto d'acciaio", 22 maggio 1939) e la firma del trattato di non aggressione russo-tedesco (23 agosto 1939) la Germania scatenò la seconda guerra mondiale invadendo la Polonia (1º settembre). Le rapide vittorie tedesche in Polonia e successivamente l'invasione della Danimarca e l'occupazione della Norvegia (aprile 1940), furono il preludio allo scatenarsi della grande offensiva in Occidente (maggio 1940) che portò, dopo l'annientamento del Belgio e dell'Olanda, al crollo della Francia (giugno 1940). Nella primavera 1941 l'occupazione della Iugoslavia e della Grecia estese la dominazione hitleriana su quasi tutta l'Europa continentale (l'Italia era entrata in guerra a fianco della Germania il 10 giugno 1940). Il 22 giugno 1941 Hitler attaccava l'URSS; l'insuccesso dell'offensiva contro Mosca lo indusse a esonerare von Brauchitsch e ad assumere personalmente il comando effettivo. Sino alla fine del 1942 i successi tedeschi parvero dargli ragione; ma dopo Stalingrado (31 gennaio 1943), le vittorie alleate in Africa e il successivo sbarco in Italia (che portò alla caduta di Mussolini, 25 luglio, e all'armistizio italiano, 8 settembre 1943), e l'apertura del secondo fronte in Normandia (6 giugno 1944), la disfatta tedesca risultò inevitabile, suscitando un tentativo dell'opposizione interna di tendenza conservatrice, civile e militare, per eliminare Hitler prima della definitiva rovina della Germania. Già un primo attentato a Monaco, il 13 marzo 1943, aveva avuto esito negativo: molto più vasta, però, fu la congiura organizzata nell'estate dell'anno successivo. Il 20 luglio 1944 il colonnello von Stauffenberg collocava una bomba nel quartier generale del Führer a Rastenburg, nella Prussia Orientale; ma Hitler, ferito solo leggermente, riuscì rapidamente a schiacciare i rivoltosi che, credendolo morto, si erano scoperti senza tuttavia organizzare un'azione efficace a Berlino. Kluge e Rommel, implicati indirettamente nel complotto, si uccisero; il generale Beck, il colonnello Stauffenberg, il maresciallo von Witzleben, il generale von Stülpnagel, l'ammiraglio Peenemünde; ma queste erano state messe al primo posto nel programma degli armamenti solo il 7 luglio 1943 e quando entrarono in funzione era ormai troppo tardi. Hitler sovrintese all'ultima offensiva tedesca nelle Ardenne (dicembre 1944 - gennaio 1945); poi tornò nel bunker della cancelleria di Berlino per dirigervi l'ultima disperata resistenza. Il 20 aprile 1945, mentre i Russi erano ormai alle soglie di Berlino e gli Anglo-Americani avanzavano rapidamente da ovest, vedendo che la Germania stava per essere tagliata in due divise il comando supremo fra l'ammiraglio Dönitz e Kesselring. Sebbene i suoi fedeli cercassero di trascinarlo nel "ridotto bavarese", Hitler decise di morire. Dopo aver sposato il 29 aprile la sua amante Eva Braun, e designato l'ammiraglio Dönitz come successore, il 30 aprile si uccise con un colpo di rivoltella o, più probabilmente, si avvelenò: i suoi seguaci ne bruciarono il corpo, e nacque perciò la leggenda che egli si fosse rifugiato all'estero in un nascondiglio sicuro. Stalin stesso lo credette in un primo tempo, ma successivamente scrupolose inchieste condotte dai Sovietici e inoppugnabili testimonianze hanno permesso di ricostruire con certezza le sue ultime ore e di accertarne la morte. La figura di Hitler, estremamente complessa e discussa, non si presta facilmente a un sereno giudizio storico: se egli non fu quel paranoico che i suoi avversari vollero far apparire, certo agì spesso in uno stato di esaltazione mistica che lo rese capace di decisioni fulminee e di grandi successi, così come di gravissimi errori. Il suo fascino oratorio sui Tedeschi fu innegabile, come anche innegabile il suo fiuto politico, diretto a sfruttare i sentimenti più elementari del popolo. In politica estera contò sull'acquiescenza delle democrazie occidentali, convinto della loro debolezza, senza tener conto né del peso determinante della potenza industriale americana né dell'ostinazione britannica. Inoltre commise l'errore che Bismarck aveva sempre raccomandato di evitare: combattere su due fronti, attaccando la Russia nell'illusione di poterla facilmente liquidare. La spietata durezza dei suoi metodi, il cinismo e la crudeltà con cui perseguitò e sterminò intere popolazioni in nome di un assurdo mito razziale, gli innumerevoli lutti di cui seminò il suo tragico cammino, oltre all'innegabile responsabilità nello scoppio della seconda guerra mondiale, inducono a una severa condanna delle sue gesta che, oltre tutto, portarono la Germania a una fatale rovina.
Reichswehr (voce ted., difesa dell'impero),
nome, dal 1921 al 1935, dell'esercito tedesco, quale era stato
consentito alla Germania dal trattato di Versailles (1919). |
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