Nazismo 2



I Protagonisti

 



Konrad Henlein

 Uomo politico tedesco (Maffersdorf, Liberec, 1898 - Plzen 1945). Già impiegato di banca, quindi insegnante di ginnastica, fu il fondatore del Fronte patriottico, successivamente partito tedesco dei Sudeti (1933), che ottenne un grande successo nelle elezioni del 1935. Mediante una serie di agitazioni e di incidenti provocatori, portò a un acuto grado di tensione la questione della minoranza tedesca ed ebbe quindi una parte di rilievo nella riunione alla Germania dei Tedeschi Sudeti di Boemia. Gauleiter nazista dei Sudeti (1938), divenne, durante la seconda guerra mondiale, Reichsstatthalter(commissario civile) del Protettorato di Boemia e Moravia istituito da Hitler il 16 marzo 1939. Catturato dagli Alleati, si uccise.

Rudolf Hess

 Uomo politico tedesco (Alessandria d'Egitto 1894 - Spandau 1987). Dopo aver combattuto nella prima guerra mondiale divenne un attivo militante nel partito nazista fin dal 1920; ebbe una parte decisiva nel putsch di Monaco (1923), venendo arrestato e incarcerato per alcuni mesi insieme con Hitler a Landsberg. Segretario particolare del Führer (1925), divenne ufficialmente suo vice nel 1933, e fu poi designato (nel 1939) secondo candidato alla sua successione, dopo Göring. Esercitò una particolare influenza sulla politica tedesca fino al maggio 1941, quando, per ragioni ancora non molto chiare, fuggì da solo a bordo di un aereo raggiungendo la Scozia. Una delle ipotesi prospettate indica come causa del volo un tentativo di trovare un accordo tra Germania e Inghilterra per la cessazione delle ostilità o per trascinare il governo di Londra contro la Russia. Internato fino alla fine del conflitto, fu trasferito a Norimberga nel 1945 per essere giudicato come criminale di guerra: benché la sua sanità mentale fosse stata messa in dubbio, fu condannato all'ergastolo e incarcerato a Spandau (1946). Dal 1966 fu il solo prigioniero rinchiuso in questo carcere dove nel 1987 fu trovato morente, forse suicida.

Reinhard Heydrich

 Funzionario di polizia tedesco (Halle 1904 - Praga 1942). Aderì nel 1932 al partito nazista, divenendo aiutante di Himmler. Capo della polizia politica di Monaco (1933), presiedette alla purga del giugno 1934 contro le SA (la cosiddetta “notte dei lunghi coltelli”). Capo generale della polizia tedesca (1934), divenne nel 1940 commissario generale della Gestapo per i territori occupati. Nel 1941 succedette a von Neurath come “protettore del Reich” in Boemia e in Moravia, dove, resosi inviso per la brutalità delle sue azioni repressive, venne ferito mortalmente da patrioti cèchi nel corso di un attentato. La sua morte scatenò una serie di feroci rappresaglie da parte dei Tedeschi.

Heinrich Himmler

 Politico tedesco.(Monaco 1900 - Lüneburg 1945). Nacque a Monaco il 7 ottobre 1900. Figlio di un insegnante molto legato alla famiglia reale bavarese, Himmler fu educato in modo da acquisire alla perfezione le maniere di gentiluomo di corte, in particolare l'abilità di trattare con persone aristocratiche e identificarsi con loro. Heinrich ebbe però un handicap: il fisico goffo e malaticcio. Da giovanissimo contrasse una grave infezione alle vie respiratorie e una serie di altre malattie che lasciarono un marchio indelebile per la sua salute. La sua carriera scolastica fu ottima, ma non altrettanto nelle discipline sportive in quanto a causa di alcuni difetti fisici era deriso dai compagni. Al compimento del diciassettesimo anno di età, Himmler entrò nell'esercito per mezzo di suo padre e, all'inizio del gennaio 1918, si arruolò come aspirante ufficiale nell'Undicesimo Reggimento della Fanteria Bavarese. Alla fine della Prima Guerra Mondiale la Germania si trasformò in una repubblica democratica; il governo di Weimar si dimostrò impotente e l'inflazione divorò il potere d'acquisto e i risparmi dei tedeschi. Nel 1919 s'iscrisse all'Istituto Tecnico Superiore di Monaco come studente di chimica agraria; suo padre ebbe gravi difficoltà per mantenerlo agli studi. Dopo aver superato l'ennesima malattia, nel 1922 conseguì il diploma in chimica agraria e più tardi trovò un modesto impiego in una ditta di fertilizzanti. L'inflazione sempre più galoppante aggravò la situazione tanto che l'anno dopo aderì al nazionalsocialismo. L'8 e il 9 novembre dello stesso anno, Himmler prese parte al disastroso tentativo di colpo di stato: il Putsch di Monaco. In questo periodo fu in preda a idee paradossali, cercò di trovare un colpevole per la sua attuale situazione; soltanto la retorica piena di rabbia del partito nazista, con i suoi due capisaldi dell'ultranazionalismo e dell'antisemitismo, riuscì a soddisfare quel suo bisogno. Ben presto Himmler divenne attivista del partito e per tutto 1924 viaggiò attraverso il sud della Baviera tenendo discorsi di vario genere. Nel 1928 sposò Margarete Boden, ex-infermiera dell'esercito. Il 6 gennaio 1929 Hitler lo nominò Reichsführer (Comandante in Capo) delle SS di cui fece un corpo di élite di stirpe ariana che, alla vittoria del nazionalsocialismo, avrebbe dovuto assumere la guida del Terzo Reich. Dopo l'avvento al potere, Hitler gli affidò, nel 1933, la guida della polizia politica. Il 20 aprile 1934 fu nominato da Göring sovrintendente della Gestapo prussiana. Nel febbraio 1936 si pronunciò a favore di una legge che subordinava i vari dipartimenti della Gestapo ai Governi dei singoli Stati, e il 17 giugno dello stesso anno fu nominato Comandante in Capo di tutte le forze della Polizia tedesca; da quel momento procedette ad una fusione tra l'apparato poliziesco (SD, Gestapo) e le SS, instaurando un regime d'illegalità e di terrore dapprima in Germania e poi nei territori occupati dopo lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale. Fautore di una politica razziale radicale, intrisa di elementi mitologici, realizzò lo sterminio degli ebrei e lo sfruttamento spietato delle popolazioni civili in tutta Europa. Durante la guerra Himmler accentuò anche il carattere militare delle SS, istituendo le cosiddette Waffen-SS, formate da centinaia di migliaia di soldati, anche volontari, provenienti da numerosi paesi europei. Dopo avere invano tentato, negli ultimi mesi di guerra, di intavolare trattative con gli alleati, Himmler si tolse la vita per non essere sottoposto a processo .

Paul Ludwig Von Hindenburg

 Feldmaresciallo e uomo politico tedesco (Posen, od. Poznán, 1847 - Neudeck, presso Danzica [Prussia Orientale], od. Podzamek [Polonia], 1934). Dopo aver partecipato alle campagne del 1866 (Sadowa) e del 1870-1871 in un reggimento di fanteria della guardia prussiana, fu ammesso all'Accademia di guerra; prestò servizio presso lo SM generale sotto von Moltke e von Schlieffen, e poi nel ministero della guerra, con il generale Verdy du Vernois. Generale di divisione nel 1900, comandò il IV corpo d'armata a Magdeburgo (1903), ritirandosi poi dal servizio attivo nel 1911, a Hannover. Ma quando nell'agosto 1914 il generale von Prittwitz, comandante l'8ª armata in Prussia Orientale, si rivelò incapace d'arrestare l'invasione russa Hindenburg fu richiamato in servizio. Sembra che l'idea sia partita personalmente da Guglielmo II, che si era ricordato del vecchio generale di cui aveva sempre avuto molta stima. Al fianco gli fu messo, come capo di SM, il generale Ludendorff, che già si era distinto sul fronte occidentale guidando di persona la conquista dei forti di Liegi. Hindenburg giunse a Marienburg, sede del comando dell'8ª armata, il 23 agosto a mezzogiorno, trovandovi una situazione difficilissima: ma subito si pose all'opera per modificare le sorti della lotta, facilitato dalla circostanza che egli conosceva bene la zona in cui si svolgevano i combattimenti. Con una manovra concepita e attuata con grande genialità strategica, accerchiò una delle due armate russe che lo fronteggiavano (la 2ª comandata dal generale Samsonov) e la distrusse completamente dal 26 al 29 agosto. La grande vittoria prese il nome dal villaggio di Tannenberg e allontanò la minaccia russa dalla Prussia Orientale. Poco dopo, sul difficile terreno dei Laghi Masuri o Masuriani (settembre) Hindenburg, sempre coadiuvato da Ludendorff, ottenne un nuovo successo, anche se non così clamoroso. Nominato feldmaresciallo e comandante in capo del fronte orientale (novembre), durante l'inverno batté un'altra volta i Russi ai Laghi Masuri. Il suo obiettivo strategico, perseguito durante tutta la campagna di Polonia del 1915, fu l'aggiramento dell'ala destra russa a nord, per gettarsi poi a sud sulle retrovie: qui, nel settore di Gorlice-Tarnów, le sue truppe, insieme con quelle austriache, ottennero dal maggio all'agosto una grande vittoria, obbligando i Russi a evacuare la Polonia. Nei primi mesi del 1916 Hindenburg dovette limitarsi a resistere agli attacchi russi, fino a quando sostituì al comando supremo Falkenhayn (29 agosto). Al comando supremo si ricompose così il binomio Hindenburg-Ludendorff, che doveva guidare le sorti dell'esercito tedesco fino al termine della guerra: mentre Hindenburg (che godeva di maggior prestigio fra le truppe e nel paese) aveva la parte rappresentativa, Ludendorff era il vero ideatore delle varie mosse strategiche: per queste ultime Ludendorff proponeva una soluzione, Hindenburg la decideva e Ludendorff l'eseguiva. Fra i due, comunque, non sorsero mai screzi (secondo le loro stesse parole la loro collaborazione fu “una felice unione”), sicché è difficile attribuire con esattezza all'uno o all'altro meriti o demeriti nelle alterne vicende del conflitto. Si può dire soltanto che di fatto, e di fronte all'opinione pubblica, la responsabilità morale fu sempre totalmente di Hindenburg. Liquidata rapidamente la Romania nel 1917, deciso a finirla con il fronte orientale, Hindenburg accettò deliberatamente di subire i ripetuti attacchi degli Alleati sul fronte ovest, per soccorrere gli Austriaci in Galizia, aiutarli a Caporetto e poi sul Piave e concludere infine un armistizio con la Romania, avviando sul fronte russo le trattative di pace concluse a Brest-Litovsk nel marzo 1918. Durante l'inverno 1917-1918 ricondusse la massa principale delle sue divisioni sul fronte occidentale, e poi dal 21 marzo al 15 luglio 1918 lanciò successivamente quattro offensive contro il fronte alleato, senza riuscire però a spezzarlo. Attaccato a sua volta da Foch in Francia e da Franchet d'Esperey nei Balcani, dovette pregare il suo governo di chiedere l'armistizio (settembre) e appoggiò più tardi l'abdicazione di Guglielmo II: in quest'ultima fase, dopo le dimissioni di Ludendorff, ebbe a fianco per breve tempo, come capo di SM, il generale Groener. Rimase al suo posto al comando supremo fino alla firma del trattato di Versailles (1919) e quindi andò in congedo ritirandosi a Hannover ed estraniandosi dalla vita pubblica, fino alla sua elezione a presidente della repubblica (1925). Nelle elezioni per la successione del socialista Ebert, i partiti di destra avevano infatti formato un blocco del Reich che chiese a Hindenburg di essere il suo candidato: questi, che era rimasto profondamente monarchico, dapprima declinò l'invito, ma l'accettò invece più tardi, anche per l'insistenza dell'ammiraglio von Tirpitz e per sbarrare la strada al candidato del blocco delle sinistre, il cattolico Marx. Eletto il 26 aprile, entrato in carica il 12 maggio 1925, permise ai cancellieri che si susseguirono in carica un largo uso dei decreti presidenziali, limitando in tal modo l'attività del Reichstag. In complesso, in questa prima fase Hindenburg si limitò a esercitare le doti del suo innato buon senso senza imporre una propria politica. Negli anni della crisi finale della repubblica di Weimar, tra il 1930 e il 1933, favorì tuttavia la costituzione di governi conservatori. Alla fine del 1932 (anno in cui egli fu rieletto presidente contro la candidatura di Hitler) dinanzi alla minaccia di sommosse e ai progressi del nazionalsocialismo, si lasciò convincere da von Papen e dagli ambienti della grande industria a chiamare Hitler alla cancelleria. Da allora il suo ruolo si esaurì, e quando poco dopo morì, ebbe esequie solenni dai nazisti (fu sepolto nel mausoleo di Tannenberg), ma non fu sostituito, essendosi ormai le funzioni di capo dello Stato confuse con quelle di capo del governo. Lasciò interessanti Memorie (1920). Soldato in tutta l'estensione del termine, uomo schietto, stratega acuto e geniale, Hindenburg fu, con Ludendorff, il miglior generale rivelato dal primo conflitto mondiale: come uomo politico, la sua fatale decisione di lasciar via libera a Hitler può essere giustificata con l'illusione di evitare una guerra civile e anche con la tarda età, che ormai aveva indebolito il fisico e lo spirito del feldmaresciallo.

Alfred Jodl

 Generale tedesco. (Würzburg 1890 - Norimberga 1946).Colonnello d'artiglieria nel 1935, divenne nel 1938, col grado di generale di brigata, capo dell'ufficio operazioni dell'OKW alle dipendenze del feldmaresciallo Keitel e durante la seconda guerra mondiale ebbe una parte di primo piano nella condotta delle operazioni.
Sostituito dopo l'attentato a Hitler (luglio 1944), fu capo di SM durante l'effimero governo Dönitz (maggio 1945) e firmò a Reims, il 7 maggio 1945, la resa della Germania, sanzionata da Dönitz il giorno successivo.
Fu condannato a morte dal tribunale di Norimberga come criminale di guerra e impiccato.

Gustav Von Kahr

Uomo politico tedesco (Weissenburg, Baviera, 1862 - Monaco 1934). Alto funzionario di tendenza nazionalista, costituì in Baviera, all'indomani del putsch di Kapp (marzo 1920), un ministero di destra che mantenne l'ordine pubblico mediante l'instaurazione di un regime eccezionale; contemporaneamente lottò in favore del separatismo bavarese, ma l'opposizione dei moderati lo costrinse a dimettersi (settembre 1921). Nell'ottobre 1923 ottenne, con la nomina a commissario generale per la Baviera, poteri dittatoriali. Quando, l'8 novembre di quello stesso anno, a Monaco, Hitler tentò con un improvviso putsch di impadronirsi del potere, Kahr finse in un primo tempo di appoggiare il colpo di Stato, ma subito dopo fece intervenire l'esercito e Hitler finì in prigione. (Fra i seguaci di Hitler ci furono, in quella occasione, numerosi morti.) Nel 1924 Kahr si ritirò a vita privata, ma Hitler diede più tardi sfogo alla sua vendetta facendolo assassinare, insieme a Röhm, durante la “notte dei lunghi coltelli” (30 giugno 1934).

Ernst Kaltenbrunner

 Funzionario di polizia tedesco.(Ried, Alta Austria, 1903 - Norimberga 1946).
Austriaco di nascita, nazista dal 1932, leader delle SS austriache dal 1935 e arrestato due volte (1934-1935), dopo l'Anschluss ebbe incarichi di governo.

Capo dell'Ufficio centrale per la sicurezza del Reich (Rsha) e del controspionaggio in Germania dal gennaio 1943, in sostituzione di R. Heydrich, organizzò l'apparato poliziesco e lo sterminio degli ebrei nella soluzione finale.
Al Processo di Norimberga fu condannato a morte.

Wilhelm Keitel

 Feldmaresciallo tedesco (Helmscherode, Harz, 1882 - Norimberga 1946). Appartenente a una famiglia di proprietari terrieri di Brunswick, ufficiale d'artiglieria nel 1901, partecipò al primo conflitto mondiale occupando diverse cariche nello SM in Galizia e sul fronte francese e divenendo poi capo di SM del corpo di marina nella Fiandra (1917-1918). Membro della sezione organizzativa dello SM generale nel 1925, comandava una divisione a Brema nel 1934 quando von Blomberg, comandante supremo delle forze armate, gli affidò la direzione del Wehrmachtsamt (servizio della difesa nazionale preposto al coordinamento dell'azione delle forze armate). Nel 1938 Hitler, avendo rotto con i generali von Blomberg e von Fritsch, lo nominò capo di SM generale della nuova Wehrmacht (OKW), con le prerogative di ministro della guerra. Keitel passò così alle dirette dipendenze del Führer, che gli affidò il compito di far eseguire le sue direttive, spesso non ben accette agli stati maggiori. A capo della delegazione tedesca il 22 giugno 1940 firmò l'armistizio con la Francia a Rethondes e subito dopo fu creato feldmaresciallo. Pur senza aver avuto alcun contatto diretto col fronte, Keitel ebbe però un peso notevole nell'organizzazione della formidabile macchina bellica del Reich durante la seconda guerra mondiale, anche se per le decisioni più importanti ebbe scarsa autonomia nei confronti di Hitler, che servì fedelmente e ciecamente fino all'ultimo. Dopo la scomparsa del Führer sottoscrisse e convalidò la capitolazione del III Reich a Berlino (8 maggio 1945). Giudicato dal tribunale di Norimberga come uno dei principali responsabili dei crimini di guerra nazisti, fu condannato a morte e impiccato nell'ottobre 1946.

Robert Ley

 Uomo politico tedesco (Niederbreidenbach, presso Colonia, 1890 - Norimberga 1945). Iscritto al partito nazista dal 1925, deputato nel 1933, presidente del Consiglio di Stato prussiano, emanò il decreto di soppressione di tutti i sindacati nel III Reich (2 maggio 1933); li sostituì con il Fronte del lavoro (Deutsche Arbeitsfront [DAF]) che riuniva tutti i salariati in quattordici raggruppamenti di operai e otto di impiegati, e che gestiva le assicurazioni e le cooperative. Fondò anche la “Forza mediante la gioia” (Kraft durch Freude), associazione che disciplinava il tempo libero secondo le finalità del regime, e fece preparare la legge per l'Organizzazione nazionale del lavoro, che istituiva i delegati d'azienda, i curatori e i tribunali del lavoro (gennaio 1934). Capo del servizio per il lavoro obbligatorio, diresse durante la guerra la deportazione in Germania dei lavoratori stranieri. Catturato dagli Alleati, si uccise poco prima del processo di Norimberga.

Werner Lorenz

Tenente-generale e Comandante delle SS della zona di Amburgo, fu prescelto da Himmler come capo del VOMI (Volksdeutsche Mittelstelle), organizzazione nata nel 1936 con lo scopo di porre rimedio alla confusione creata dai molti organismi che si contendevano il potere nelle comunità all'estero. Lorenz, pilota d'aviazione della Prima Guerra Mondiale, era un uomo prestante e molto raffinato, proprietario di una grande tenuta nei pressi di Danzica. Nazionalsocialista prussiano, conobbe ben poco dei problemi dei tedeschi all'estero e sdegnò le teorie razziali di Himmler, ma il Reichsführer tollerava tali difetti perché Lorenz era un perfetto uomo di punta, un abile diplomatico che sapeva destreggiarsi in ogni ambiente e in ogni situazione

Erich Ludendorff

 Generale tedesco (Kruszewnia, Posnania, 1864 - Tutzing, Baviera, 1937). Figlio di un negoziante, entrò alla scuola dei cadetti di Plön nel 1877. Ammesso all'Accademia di guerra nel 1893, servì pressoché ininterrottamente, dal 1904 al 1913, nel grande SM tedesco sotto i generali von Schlieffen e H. von Moltke, nipote del grande Moltke. Colonnello nel 1911, divenne capo della sezione operazioni e in tale qualità redasse il piano di schieramento e concentrazione (variante del piano Schlieffen), che fu poi applicato sul fronte nordoccidentale nell'agosto 1914. Assertore della necessità che le truppe di riserva fossero unità pronte al combattimento e realmente efficienti, fece continue e pressanti richieste di aumento degli effettivi (culminate nel memorandum del 21 dicembre 1912) e, in seguito a ciò, finì per essere allontanato dallo SM (febbraio 1913). Dopo aver comandato il 39º reggimento a Düsseldorf e la LXXXV brigata a Strasburgo, nell'aprile 1914 fu promosso generale. Primo quartiermastro presso lo SM della 2ª armata del generale von Bülow, allo scoppio della prima guerra mondiale, ebbe parte determinante nel riuscito attacco fulmineamente lanciato su Liegi (agosto), a cui partecipò personalmente. Il 22 agosto fu nominato capo di SM dell'8ª armata, di cui von Hindenburg aveva appena assunto il comando nella Prussia Orientale. Si costituì così fra i due generali quella stretta collaborazione sia in fase di pianificazione, sia nell'attuazione pratica, che diede brillanti risultati sul piano strategico, fin dall'inizio del loro periodo di comando (vittorie di Tannenberg [agosto 1914] e dei Laghi Masuri [settembre] e successive operazioni in Polonia nel 1915). Promosso generale di divisione, quando Hindenburg sostituì Falkenhayn nell'agosto 1916 Ludendorff divenne di fatto vicecomandante supremo con il grado di generale di corpo d'armata e il titolo di primo quartiermastro generale. Sempre in accordo con Hindenburg, prese da allora la direzione delle operazioni e guidò le sorti delle armate tedesche su tutti i fronti di guerra, esercitando un'influenza sempre crescente sul governo del Reich a favore del pangermanesimo e della guerra a oltranza. Già nel dicembre 1916 aveva sostenuto la lotta sottomarina, che contribuì in maniera determinante a spingere gli Stati Uniti a entrare in guerra a fianco dell'Intesa. Dopo che la Russia si fu ritirata dal conflitto, Ludendorff ritenne di poter ottenere la vittoria sul fronte occidentale con le grandi offensive sferrate nel periodo marzo-luglio 1918. Bloccato e sconfitto da Foch, il 29 settembre 1918 chiese, con Hindenburg, che fossero intavolate trattative preliminari per l'armistizio; ma non esitò poi a rifiutare le condizioni poste dagli Alleati per svincolare la propria responsabilità dal crollo imminente. Esonerato dalle sue funzioni il 26 ottobre, si trasferì in Svezia e nell'estate del 1919 ritornò in Germania stabilendosi in Baviera. Convinto di poter svolgere nella vita politica il ruolo che tanto brillantemente aveva svolto durante la guerra sul piano militare si legò ai gruppi pangermanisti e nazionalisti, contrari alla repubblica di Weimar, e partecipò al putsch di Kapp (marzo 1920); dopo il suo fallimento fu fortunosamente prosciolto dall'accusa di partecipazione al complotto. Nel 1923 si unì a Hitler, con cui aveva in comune l'acceso antisemitismo e l'odio per il comunismo (Hitler se ne servì per accattivarsi le simpatie dei circoli militari) e nel novembre dello stesso anno partecipò al putsch di Monaco, ma fu subito arrestato. Nel corso del successivo processo, Ludendorff con alcuni infelici interventi si alienò quasi del tutto la simpatia dei suoi sostenitori. Deputato nel partito nazionalsocialista nel 1924, fu candidato all'elezione presidenziale l'anno seguente, raccogliendo tuttavia una minima percentuale di voti. In seguito il suo ruolo politico decadde ed egli svolse fino alla morte una certa attività solo nelle associazioni combattentistiche. Tipico rappresentante dell'imperialismo tedesco, abilissimo generale, dotato di un intuito non comune e di grande decisione, ma privo di capacità politiche, difese il suo operato in due interessanti opere, Memorie di guerra (1919) e La guerra totale (1935). In collaborazione con la sua seconda moglie, Mathilde Spiess, pubblicò numerosi scritti in cui preconizzò la rigenerazione della Germania attraverso lo sterminio degli Ebrei e dei massoni e l'avvento di una religione fondata su un neopaganesimo germanico.

Erich Von Manstein

 Feldmaresciallo tedesco (Berlino 1887 - Irschenhausen, Baviera, 1973). Appartenente a una famiglia di antiche tradizioni militari della Prussia occidentale e nipote del feldmaresciallo Hindenburg, fu adottato giovanissimo da uno zio, il generale Georg von Manstein, e ne assunse il cognome. Iniziò la carriera nella guardia prussiana (1906) e venne trasferito allo SM nel 1917. Passato alla Reichswehr nel 1919, servì per molti anni nello SM generale, dove si dedicò alla rinascita dell'esercito tedesco. Nel 1934 divenne capo di SM del terzo distretto, nel 1935 capo dell'ufficio operazioni dell'OKH e nel 1936 primo quartiermastro maggiore e perciò stretto collaboratore del comandante supremo dell'esercito, colonnello generale von Fritsch. In questo periodo ottenne di poter creare l'artiglieria d'assalto (Sturmartillerie) corazzata, che si dimostrò di estrema importanza come ausiliaria della fanteria nella seconda guerra mondiale. Nel 1938 ebbe il comando di una divisione in Slesia. All'inizio della Seconda guerra mondiale divenne capo di SM del gruppo di armate meridionali con von Rundstedt in Polonia (settembre 1939) e all'inizio del 1940 passò sul fronte occidentale. In tale veste studiò il piano eleborato dai comandanti della Wehrmacht per l'invasione della Francia (“piano giallo”) e lo criticò per la sua somiglianza con il piano von Schlieffen del 1914. Al posto di questo ideò invece un proprio piano d'operazioni (“piano Sichelschnitt” o “piano falce”) che prevedeva un massiccio attacco corazzato attraverso le Ardenne, ritenute in generale di difficile attraversamento. Per questo von Manstein venne violentemente avversato, esonerato dal suo incarico e nominato comandante di un corpo d'armata di nuova costituzione (XXXVIII). Il suo piano, tuttavia, venne a conoscenza di Hitler, che finì per adottarlo (febbraio 1940) nonostante ogni opposizione degli alti comandi. Il 5 giugno 1940 il XXXVIII corpo d'armata sfondò il fronte francese a est di Amiens e per primo attraversò la Senna (10 giugno). Comandante di un corpo corazzato sul fronte russo (giugno 1941), von Manstein operò dapprima nel settore settentrionale rompendo il fronte sovietico e giungendo fino al lago Il'men' (luglio): in settembre assunse il comando dell'11ª armata, con la quale operò nel settore meridionale sfondando dopo aspra lotta le posizioni difensive dell'istmo di Perekop e irrompendo in Crimea, di cui completò la conquista (luglio 1942) con la presa di Sebastopoli dopo un lungo assedio. Promosso feldmaresciallo, diresse il gruppo d'armate del Don e, nel corso dell'inverno 1942-1943, cercò invano di liberare Stalingrado dall'accerchiamento russo. Dopo aver tenuto a lungo e con grande abilità il fronte sul Dnepr, respinse i Sovietici sul Donetz. Iniziata la ritirata generale, con una controffensiva-lampo riuscì a riprendere Charkov (marzo 1943). A partire dall'estate, però, fu gradualmente costretto dai Sovietici a ritirarsi, sia pure sempre contrastando loro tenacemente il passo, fino alla frontiera polacca. Fautore d'una vasta manovra di ripiegamento, si trovò in violento disaccordo con Hitler, il quale esigeva una resistenza a palmo a palmo e al quale, anche per motivi politici, Manstein non era gradito. Rimosso dalle sue funzioni nel marzo 1944, fu fatto prigioniero dagli Inglesi nel 1945. Condannato nel 1949 a diciotto anni di prigione per presunti crimini di guerra, venne liberato nel 1953 per ragioni di salute. Pubblicò i suoi ricordi nel 1955 in un libro dal titolo Vittorie perdute (Verlorene Siege). Venne giudicato dal critico militare inglese Liddell Hart “probabilmente il miglior generale tedesco della seconda guerra mondiale”, e in realtà egli fu, con Rommel, Guderian, Rundstedt e pochi altri, il vero cervello strategico della Wehrmacht, tanto che le sue modernissime e lungimiranti concezioni fanno ancora testo.

Franz Von Papen

 Uomo politico tedesco (Werl, Vestfalia, 1879 - Obersasbach, BadenBaden, 1969). Ufficiale di cavalleria, addetto militare negli Stati Uniti (1914-1915), combatté in Palestina durante la prima guerra mondiale. Dedicatosi nel primo dopoguerra alla politica, venne eletto deputato per il Centro cattolico alla camera prussiana (1921-1932). Aderì in seguito al partito nazionale popolare tedesco di Hugenberg e divenne collaboratore di Hindenburg, che pensava di servirsi di von Papen come elemento moderatore in quel periodo di grave tensione che stava attraversando la Germania. Nel giugno 1932 succedette a Brüning in qualità di cancelliere del Reich, formando il cosiddetto gabinetto dei baroni conservatori. Fronteggiò le agitazioni in Prussia, facendo cadere il ministero di Otto Braun, accordò a Hitler lo scioglimento del parlamento (Reichstag) e revocò la messa al bando delle SA e delle SS; favorì in tal modo l'ascesa del nazionalsocialismo e, quando dopo le elezioni del novembre 1932 fu sostituito da von Schleicher, s'incontrò segretamente con Hitler a Colonia per accordarsi sull'eventuale divisione della cancelleria (4 gennaio 1933). Il 30 dello stesso mese divenne vicecancelliere e nell'aprile 1933 cedette a Göring il governo della Prussia; poco dopo negoziò il concordato con Roma (luglio), ma i suoi contrasti con Hitler (nei confronti del quale manteneva un atteggiamento poco chiaro) si acuirono e venne arrestato durante l'epurazione del 30 giugno 1934 (la “notte dei lunghi coltelli”). Nominato poco dopo ambasciatore in Austria (1934-1938), svolse un'intensa attività diplomatica preparando l'Anschluss Fu poi ambasciatore in Turchia (aprile 1939 - agosto 1944), e firmò il patto di non aggressione turco-tedesco (giugno 1941), ma la sua missione fallì nel 1944 quando Ankara ruppe con Berlino. Arrestato al termine della seconda guerra mondiale e accusato di crimini di guerra, venne assolto al processo di Norimberga (1946). L'anno seguente fu condannato a nove anni di lavori forzati da un tribunale tedesco, ma venne rimesso in libertà nel 1949. Le sue memorie (Una vita per la verità) sono state pubblicate nel 1952.

Friedrick Von Paulus

 Feldmaresciallo tedesco (Breitenau, Assia, 1890 - Dresda 1957). Ufficiale di fanteria, partecipò alla prima guerra mondiale. Colonnello e capo di SM delle forze corazzate nel 1935, generale nel 1939, fu capo di SM della 6ª armata di Reichenau in Polonia e in Francia e, dal settembre 1940, vice di Halder allo SM generale, dove fu incaricato di studiare e mettere a punto il piano d'attacco contro la Russia (operazione Barbarossa). Alla testa della 6ª armata (gennaio 1942), contribuì a bloccare la controffensiva di Timošenko su Charkov nel maggio 1942. Ricevuto poco dopo da Hitler l'ordine di impadronirsi di Stalingrado, nel settembre riuscì a conquistare gran parte della città, ma nel novembre 1942 fu accerchiato con la sua armata dalle truppe sovietiche e il 31 gennaio 1943, poco dopo essere stato nominato feldmaresciallo da Hitler, si arrese. Prigioniero in URSS, Paulus nell'agosto 1944 indirizzò al popolo tedesco un appello, nel quale prese violenta posizione contro Hitler, aderendo all'Unione democratica degli ufficiali tedeschi costituita da von Seydlitz, anch'esso prigioniero. Dopo aver testimoniato al processo di Norimberga contro i capi del III Reich, fu confinato presso Mosca fino al 1953, quando venne rimesso in libertà. Si trasferì poi a Dresda, nella Germania Orientale, dove però la sua attività non fu mai chiaramente definita. Le sue memorie sulla battaglia di Stalingrado sono state pubblicate dal figlio nel 1961.

Erich Raeder

 Ammiraglio tedesco (Wandsbek, Amburgo, 1876 - Kiel 1960). Capitano di corvetta nel 1912, agli inizi della prima guerra mondiale capo di SM del comandante le forze d'esplorazione ammiraglio Bachmann, cui succedette l'ammiraglio Hipper. Partecipò alle scorrerie degli incrociatori da battaglia contro le coste della Gran Bretagna, da una delle quali derivò il combattimento del Dogger Bank (24 gennaio 1915), e fu al fianco di Hipper nella battaglia dello Jütland (31 maggio 1916), dimostrando freddo giudizio ed elevate capacità. Capitano di fregata (1917), ebbe il comando del nuovissimo incrociatore protetto Köln (1918) e fu poi destinato al ministero, dove, oltre a partecipare all'organizzazione della nuova marina germanica, scrisse opere storiche sull'attività della marina tedesca nella guerra 1914-1918 che gli valsero la laurea ad honorem dell'università di Kiel. Contrammiraglio (1922), nell'autunno del 1924 ebbe il comando delle forze leggere del mare del Nord e in seguito il comando marittimo del Baltico. Con il ritiro di Zenker (1935) divenne capo della marina tedesca, carica che ricoprì fino al 1943. A Raeder si devono le “corazzate tascabili” e l'eccellente preparazione della flotta tedesca, nella quale raggiunse (1939) il grado di grande ammiraglio. Pur considerando la marina non ancora pronta per l'entrata in guerra, diresse con decisione ed efficacia le operazioni belliche dopo lo scoppio del secondo conflitto mondiale, in particolare l'invasione della Norvegia (aprile 1940). Ma le sue concezioni (si dimostrò contrario al progetto d'invasione della Gran Bretagna, la cosiddetta operazione “Leone Marino”) urtarono la mentalità e le idee strategiche di Hitler e nel gennaio 1943 fu sostituito da Dönitz. Nel processo di Norimberga (1945) fu condannato al carcere a vita e rinchiuso nella fortezza di Spandau, ove scrisse un libro di memorie, La mia vita. Fu graziato nel 1955. Altre sue opere: La squadra di crociera (edito in Italia nel 1927) e L'attività degli incrociatori leggeri “Emden”, “Königsberg” e “Karlsruhe” (1928).

Walter Von Reichenau

 Feldmaresciallo tedesco (Karlsruhe 1884 - in volo 1942). Figlio di un diplomatico, partecipò alla prima guerra mondiale. Capo di SM di Blomberg a Königsberg nel 1930, fu poi chiamato al ministero della Reichswehr, di cui diresse il Wehrmachtsamt (incaricato del coordinamento dell'azione delle forze armate). Sostituito da Keitel nel 1934, ebbe in seguito alcuni comandi territoriali. Ambizioso e fervido sostenitore del regime nazista, mantenne ottimi rapporti con Hitler che gli affidò il comando della 10ª armata durante la campagna di Polonia (settembre 1939). Con questa armata, che faceva parte del gruppo sud al comando di von Rundstedt, operando dalla Slesia verso la media Vistola Reichenau raggiunse i sobborghi di Varsavia dopo aver spezzato la resistenza polacca. Fu poi, sul fronte occidentale, alla testa della 6ª armata, compresa nel gruppo di armate B del generale von Bock, e condusse le vittoriose operazioni nella zona di Maastricht e di Eben- Emael, entrando per primo a Bruxelles. Dopo essere stato promosso feldmaresciallo nel luglio 1940 comandò la stessa grande unità sul fronte orientale nel 1941 (settore meridionale), partecipando alla battaglia che portò alla presa di Kiev e più tardi alla conquista di Charkov. Nel dicembre dello stesso anno sostituì von Rundstedt al comando del gruppo di armate sud; colpito da paralisi a Poltava nel gennaio 1942, morì mentre veniva trasportato in volo in Germania.

 


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