Uomo politico tedesco (Maffersdorf,
Liberec, 1898 - Plzen 1945). Già impiegato di banca, quindi insegnante
di ginnastica, fu il fondatore del Fronte patriottico, successivamente
partito tedesco dei Sudeti (1933), che ottenne un grande successo nelle
elezioni del 1935. Mediante una serie di agitazioni e di incidenti
provocatori, portò a un acuto grado di tensione la questione della
minoranza tedesca ed ebbe quindi una parte di rilievo nella riunione
alla Germania dei Tedeschi Sudeti di Boemia. Gauleiter nazista dei
Sudeti (1938), divenne, durante la seconda guerra mondiale,
Reichsstatthalter(commissario civile) del Protettorato di Boemia e
Moravia istituito da Hitler il 16 marzo 1939. Catturato dagli Alleati,
si uccise.
Rudolf Hess
Uomo politico tedesco (Alessandria
d'Egitto 1894 - Spandau 1987). Dopo aver combattuto nella prima guerra
mondiale divenne un attivo militante nel partito nazista fin dal 1920;
ebbe una parte decisiva nel putsch di Monaco (1923), venendo
arrestato e incarcerato per alcuni mesi insieme con Hitler a Landsberg.
Segretario particolare del Führer (1925), divenne ufficialmente suo
vice nel 1933, e fu poi designato (nel 1939) secondo candidato alla sua
successione, dopo Göring. Esercitò una particolare influenza sulla
politica tedesca fino al maggio 1941, quando, per ragioni ancora non
molto chiare, fuggì da solo a bordo di un aereo raggiungendo la Scozia.
Una delle ipotesi prospettate indica come causa del volo un tentativo di
trovare un accordo tra Germania e Inghilterra per la cessazione delle
ostilità o per trascinare il governo di Londra contro la Russia.
Internato fino alla fine del conflitto, fu trasferito a Norimberga nel
1945 per essere giudicato come criminale di guerra: benché la sua sanità
mentale fosse stata messa in dubbio, fu condannato all'ergastolo e
incarcerato a Spandau (1946). Dal 1966 fu il solo prigioniero rinchiuso
in questo carcere dove nel 1987 fu trovato morente, forse suicida.
Reinhard Heydrich
Funzionario di polizia tedesco (Halle
1904 - Praga 1942). Aderì nel 1932 al partito nazista, divenendo
aiutante di Himmler. Capo della polizia politica di Monaco (1933),
presiedette alla purga del giugno 1934 contro le SA (la cosiddetta
“notte dei lunghi coltelli”). Capo generale della polizia tedesca
(1934), divenne nel 1940 commissario generale della Gestapo per i
territori occupati. Nel 1941 succedette a von Neurath come “protettore
del Reich” in Boemia e in Moravia, dove, resosi inviso per la brutalità
delle sue azioni repressive, venne ferito mortalmente da patrioti cèchi
nel corso di un attentato. La sua morte scatenò una serie di feroci
rappresaglie da parte dei Tedeschi.
Heinrich Himmler
Politico tedesco.(Monaco 1900 - Lüneburg
1945). Nacque a Monaco il 7 ottobre 1900. Figlio di un insegnante molto
legato alla famiglia reale bavarese, Himmler fu educato in modo da
acquisire alla perfezione le maniere di gentiluomo di corte, in
particolare l'abilità di trattare con persone aristocratiche e
identificarsi con loro. Heinrich ebbe però un handicap: il fisico goffo
e malaticcio. Da giovanissimo contrasse una grave infezione alle vie
respiratorie e una serie di altre malattie che lasciarono un marchio
indelebile per la sua salute. La sua carriera scolastica fu ottima, ma
non altrettanto nelle discipline sportive in quanto a causa di alcuni
difetti fisici era deriso dai compagni. Al compimento del
diciassettesimo anno di età, Himmler entrò nell'esercito per mezzo di
suo padre e, all'inizio del gennaio 1918, si arruolò come aspirante
ufficiale nell'Undicesimo Reggimento della Fanteria Bavarese. Alla fine
della Prima Guerra Mondiale la Germania si trasformò in una repubblica
democratica; il governo di Weimar si dimostrò impotente e l'inflazione
divorò il potere d'acquisto e i risparmi dei tedeschi. Nel 1919
s'iscrisse all'Istituto Tecnico Superiore di Monaco come studente di
chimica agraria; suo padre ebbe gravi difficoltà per mantenerlo agli
studi. Dopo aver superato l'ennesima malattia, nel 1922 conseguì il
diploma in chimica agraria e più tardi trovò un modesto impiego in una
ditta di fertilizzanti. L'inflazione sempre più galoppante aggravò la
situazione tanto che l'anno dopo aderì al nazionalsocialismo. L'8 e il
9 novembre dello stesso anno, Himmler prese parte al disastroso
tentativo di colpo di stato: il Putsch di Monaco. In questo periodo fu
in preda a idee paradossali, cercò di trovare un colpevole per la sua
attuale situazione; soltanto la retorica piena di rabbia del partito
nazista, con i suoi due capisaldi dell'ultranazionalismo e
dell'antisemitismo, riuscì a soddisfare quel suo bisogno. Ben presto
Himmler divenne attivista del partito e per tutto 1924 viaggiò
attraverso il sud della Baviera tenendo discorsi di vario genere. Nel
1928 sposò Margarete Boden, ex-infermiera dell'esercito. Il 6 gennaio
1929 Hitler lo nominò Reichsführer (Comandante in Capo) delle SS di
cui fece un corpo di élite di stirpe ariana che, alla vittoria del
nazionalsocialismo, avrebbe dovuto assumere la guida del Terzo Reich.
Dopo l'avvento al potere, Hitler gli affidò, nel 1933, la guida della
polizia politica. Il 20 aprile 1934 fu nominato da Göring
sovrintendente della Gestapo prussiana. Nel febbraio 1936 si pronunciò
a favore di una legge che subordinava i vari dipartimenti della Gestapo
ai Governi dei singoli Stati, e il 17 giugno dello stesso anno fu
nominato Comandante in Capo di tutte le forze della Polizia tedesca; da
quel momento procedette ad una fusione tra l'apparato poliziesco (SD,
Gestapo) e le SS, instaurando un regime d'illegalità e di terrore
dapprima in Germania e poi nei territori occupati dopo lo scoppio della
Seconda Guerra Mondiale. Fautore di una politica razziale radicale,
intrisa di elementi mitologici, realizzò lo sterminio degli ebrei e lo
sfruttamento spietato delle popolazioni civili in tutta Europa. Durante
la guerra Himmler accentuò anche il carattere militare delle SS,
istituendo le cosiddette Waffen-SS, formate da centinaia di migliaia di
soldati, anche volontari, provenienti da numerosi paesi europei. Dopo
avere invano tentato, negli ultimi mesi di guerra, di intavolare
trattative con gli alleati, Himmler si tolse la vita per non essere
sottoposto a processo .
Paul Ludwig Von Hindenburg
Feldmaresciallo e uomo politico tedesco (Posen,
od. Poznán, 1847 - Neudeck, presso Danzica [Prussia Orientale], od.
Podzamek [Polonia], 1934). Dopo aver partecipato alle campagne del 1866
(Sadowa) e del 1870-1871 in un reggimento di fanteria della guardia
prussiana, fu ammesso all'Accademia di guerra; prestò servizio presso
lo SM generale sotto von Moltke e von Schlieffen, e poi nel ministero
della guerra, con il generale Verdy du Vernois. Generale di divisione
nel 1900, comandò il IV corpo d'armata a Magdeburgo (1903), ritirandosi
poi dal servizio attivo nel 1911, a Hannover. Ma quando nell'agosto 1914
il generale von Prittwitz, comandante l'8ª armata in Prussia Orientale,
si rivelò incapace d'arrestare l'invasione russa Hindenburg fu
richiamato in servizio. Sembra che l'idea sia partita personalmente da
Guglielmo II, che si era ricordato del vecchio generale di cui aveva
sempre avuto molta stima. Al fianco gli fu messo, come capo di SM, il
generale Ludendorff, che già si era distinto sul fronte occidentale
guidando di persona la conquista dei forti di Liegi. Hindenburg giunse a
Marienburg, sede del comando dell'8ª armata, il 23 agosto a
mezzogiorno, trovandovi una situazione difficilissima: ma subito si pose
all'opera per modificare le sorti della lotta, facilitato dalla
circostanza che egli conosceva bene la zona in cui si svolgevano i
combattimenti. Con una manovra concepita e attuata con grande genialità
strategica, accerchiò una delle due armate russe che lo fronteggiavano
(la 2ª comandata dal generale Samsonov) e la distrusse completamente
dal 26 al 29 agosto. La grande vittoria prese il nome dal villaggio di
Tannenberg e allontanò la minaccia russa dalla Prussia Orientale. Poco
dopo, sul difficile terreno dei Laghi Masuri o Masuriani (settembre)
Hindenburg, sempre coadiuvato da Ludendorff, ottenne un nuovo successo,
anche se non così clamoroso. Nominato feldmaresciallo e comandante in
capo del fronte orientale (novembre), durante l'inverno batté un'altra
volta i Russi ai Laghi Masuri. Il suo obiettivo strategico, perseguito
durante tutta la campagna di Polonia del 1915, fu l'aggiramento dell'ala
destra russa a nord, per gettarsi poi a sud sulle retrovie: qui, nel
settore di Gorlice-Tarnów, le sue truppe, insieme con quelle
austriache, ottennero dal maggio all'agosto una grande vittoria,
obbligando i Russi a evacuare la Polonia. Nei primi mesi del 1916
Hindenburg dovette limitarsi a resistere agli attacchi russi, fino a
quando sostituì al comando supremo Falkenhayn (29 agosto). Al comando
supremo si ricompose così il binomio Hindenburg-Ludendorff, che doveva
guidare le sorti dell'esercito tedesco fino al termine della guerra:
mentre Hindenburg (che godeva di maggior prestigio fra le truppe e nel
paese) aveva la parte rappresentativa, Ludendorff era il vero ideatore
delle varie mosse strategiche: per queste ultime Ludendorff proponeva
una soluzione, Hindenburg la decideva e Ludendorff l'eseguiva. Fra i
due, comunque, non sorsero mai screzi (secondo le loro stesse parole la
loro collaborazione fu “una felice unione”), sicché è difficile
attribuire con esattezza all'uno o all'altro meriti o demeriti nelle
alterne vicende del conflitto. Si può dire soltanto che di fatto, e di
fronte all'opinione pubblica, la responsabilità morale fu sempre
totalmente di Hindenburg. Liquidata rapidamente la Romania nel 1917,
deciso a finirla con il fronte orientale, Hindenburg accettò
deliberatamente di subire i ripetuti attacchi degli Alleati sul fronte
ovest, per soccorrere gli Austriaci in Galizia, aiutarli a Caporetto e
poi sul Piave e concludere infine un armistizio con la Romania, avviando
sul fronte russo le trattative di pace concluse a Brest-Litovsk nel
marzo 1918. Durante l'inverno 1917-1918 ricondusse la massa principale
delle sue divisioni sul fronte occidentale, e poi dal 21 marzo al 15
luglio 1918 lanciò successivamente quattro offensive contro il fronte
alleato, senza riuscire però a spezzarlo. Attaccato a sua volta da Foch
in Francia e da Franchet d'Esperey nei Balcani, dovette pregare il suo
governo di chiedere l'armistizio (settembre) e appoggiò più tardi
l'abdicazione di Guglielmo II: in quest'ultima fase, dopo le dimissioni
di Ludendorff, ebbe a fianco per breve tempo, come capo di SM, il
generale Groener. Rimase al suo posto al comando supremo fino alla firma
del trattato di Versailles (1919) e quindi andò in congedo ritirandosi
a Hannover ed estraniandosi dalla vita pubblica, fino alla sua elezione
a presidente della repubblica (1925). Nelle elezioni per la successione
del socialista Ebert, i partiti di destra avevano infatti formato un
blocco del Reich che chiese a Hindenburg di essere il suo candidato:
questi, che era rimasto profondamente monarchico, dapprima declinò
l'invito, ma l'accettò invece più tardi, anche per l'insistenza
dell'ammiraglio von Tirpitz e per sbarrare la strada al candidato del
blocco delle sinistre, il cattolico Marx. Eletto il 26 aprile, entrato
in carica il 12 maggio 1925, permise ai cancellieri che si susseguirono
in carica un largo uso dei decreti presidenziali, limitando in tal modo
l'attività del Reichstag. In complesso, in questa prima fase Hindenburg
si limitò a esercitare le doti del suo innato buon senso senza imporre
una propria politica. Negli anni della crisi finale della repubblica di
Weimar, tra il 1930 e il 1933, favorì tuttavia la costituzione di
governi conservatori. Alla fine del 1932 (anno in cui egli fu rieletto
presidente contro la candidatura di Hitler) dinanzi alla minaccia di
sommosse e ai progressi del nazionalsocialismo, si lasciò convincere da
von Papen e dagli ambienti della grande industria a chiamare Hitler alla
cancelleria. Da allora il suo ruolo si esaurì, e quando poco dopo morì,
ebbe esequie solenni dai nazisti (fu sepolto nel mausoleo di Tannenberg),
ma non fu sostituito, essendosi ormai le funzioni di capo dello Stato
confuse con quelle di capo del governo. Lasciò interessanti Memorie
(1920). Soldato in tutta l'estensione del termine, uomo schietto,
stratega acuto e geniale, Hindenburg fu, con Ludendorff, il miglior
generale rivelato dal primo conflitto mondiale: come uomo politico, la
sua fatale decisione di lasciar via libera a Hitler può essere
giustificata con l'illusione di evitare una guerra civile e anche con la
tarda età, che ormai aveva indebolito il fisico e lo spirito del
feldmaresciallo.
Alfred Jodl
Generale tedesco. (Würzburg 1890 -
Norimberga 1946).Colonnello d'artiglieria nel 1935, divenne nel 1938,
col grado di generale di brigata, capo dell'ufficio operazioni dell'OKW
alle dipendenze del feldmaresciallo Keitel e durante la seconda guerra
mondiale ebbe una parte di primo piano nella condotta delle operazioni.
Sostituito dopo l'attentato a Hitler (luglio 1944), fu capo di SM
durante l'effimero governo Dönitz (maggio 1945) e firmò a Reims, il 7
maggio 1945, la resa della Germania, sanzionata da Dönitz il giorno
successivo.
Fu condannato a morte dal tribunale di Norimberga come criminale di
guerra e impiccato.
Gustav Von Kahr
Uomo politico tedesco (Weissenburg, Baviera,
1862 - Monaco 1934). Alto funzionario di tendenza nazionalista, costituì
in Baviera, all'indomani del putsch di Kapp (marzo 1920), un
ministero di destra che mantenne l'ordine pubblico mediante
l'instaurazione di un regime eccezionale; contemporaneamente lottò in
favore del separatismo bavarese, ma l'opposizione dei moderati lo
costrinse a dimettersi (settembre 1921). Nell'ottobre 1923 ottenne, con
la nomina a commissario generale per la Baviera, poteri dittatoriali.
Quando, l'8 novembre di quello stesso anno, a Monaco, Hitler tentò con
un improvviso putsch di impadronirsi del potere, Kahr finse in un
primo tempo di appoggiare il colpo di Stato, ma subito dopo fece
intervenire l'esercito e Hitler finì in prigione. (Fra i seguaci di
Hitler ci furono, in quella occasione, numerosi morti.) Nel 1924 Kahr si
ritirò a vita privata, ma Hitler diede più tardi sfogo alla sua
vendetta facendolo assassinare, insieme a Röhm, durante la “notte dei
lunghi coltelli” (30 giugno 1934).
Ernst Kaltenbrunner
Funzionario di polizia tedesco.(Ried,
Alta Austria, 1903 - Norimberga 1946).
Austriaco di nascita, nazista dal 1932, leader delle SS austriache dal
1935 e arrestato due volte (1934-1935), dopo l'Anschluss ebbe incarichi
di governo.
Capo dell'Ufficio centrale per la sicurezza del
Reich (Rsha) e del controspionaggio in Germania dal gennaio 1943, in
sostituzione di R. Heydrich, organizzò l'apparato poliziesco e lo
sterminio degli ebrei nella soluzione finale.
Al Processo di Norimberga fu condannato a morte.
Wilhelm Keitel
Feldmaresciallo tedesco (Helmscherode,
Harz, 1882 - Norimberga 1946). Appartenente a una famiglia di
proprietari terrieri di Brunswick, ufficiale d'artiglieria nel 1901,
partecipò al primo conflitto mondiale occupando diverse cariche nello
SM in Galizia e sul fronte francese e divenendo poi capo di SM del corpo
di marina nella Fiandra (1917-1918). Membro della sezione organizzativa
dello SM generale nel 1925, comandava una divisione a Brema nel 1934
quando von Blomberg, comandante supremo delle forze armate, gli affidò
la direzione del Wehrmachtsamt (servizio della difesa nazionale
preposto al coordinamento dell'azione delle forze armate). Nel 1938
Hitler, avendo rotto con i generali von Blomberg e von Fritsch, lo nominò
capo di SM generale della nuova Wehrmacht (OKW), con le prerogative di
ministro della guerra. Keitel passò così alle dirette dipendenze del Führer,
che gli affidò il compito di far eseguire le sue direttive, spesso non
ben accette agli stati maggiori. A capo della delegazione tedesca il 22
giugno 1940 firmò l'armistizio con la Francia a Rethondes e subito dopo
fu creato feldmaresciallo. Pur senza aver avuto alcun contatto diretto
col fronte, Keitel ebbe però un peso notevole nell'organizzazione della
formidabile macchina bellica del Reich durante la seconda guerra
mondiale, anche se per le decisioni più importanti ebbe scarsa
autonomia nei confronti di Hitler, che servì fedelmente e ciecamente
fino all'ultimo. Dopo la scomparsa del Führer sottoscrisse e convalidò
la capitolazione del III Reich a Berlino (8 maggio 1945). Giudicato dal
tribunale di Norimberga come uno dei principali responsabili dei crimini
di guerra nazisti, fu condannato a morte e impiccato nell'ottobre 1946.
Robert Ley
Uomo politico tedesco (Niederbreidenbach,
presso Colonia, 1890 - Norimberga 1945). Iscritto al partito nazista dal
1925, deputato nel 1933, presidente del Consiglio di Stato prussiano,
emanò il decreto di soppressione di tutti i sindacati nel III Reich (2
maggio 1933); li sostituì con il Fronte del lavoro (Deutsche
Arbeitsfront [DAF]) che riuniva tutti i salariati in quattordici
raggruppamenti di operai e otto di impiegati, e che gestiva le
assicurazioni e le cooperative. Fondò anche la “Forza mediante la
gioia” (Kraft durch Freude), associazione che disciplinava il
tempo libero secondo le finalità del regime, e fece preparare la legge
per l'Organizzazione nazionale del lavoro, che istituiva i delegati
d'azienda, i curatori e i tribunali del lavoro (gennaio 1934). Capo del
servizio per il lavoro obbligatorio, diresse durante la guerra la
deportazione in Germania dei lavoratori stranieri. Catturato dagli
Alleati, si uccise poco prima del processo di Norimberga.
Werner Lorenz
Tenente-generale e Comandante delle SS della
zona di Amburgo, fu prescelto da Himmler come capo del VOMI (Volksdeutsche
Mittelstelle), organizzazione nata nel 1936 con lo scopo di porre
rimedio alla confusione creata dai molti organismi che si contendevano
il potere nelle comunità all'estero. Lorenz, pilota d'aviazione della
Prima Guerra Mondiale, era un uomo prestante e molto raffinato,
proprietario di una grande tenuta nei pressi di Danzica.
Nazionalsocialista prussiano, conobbe ben poco dei problemi dei tedeschi
all'estero e sdegnò le teorie razziali di Himmler, ma il Reichsführer
tollerava tali difetti perché Lorenz era un perfetto uomo di punta, un
abile diplomatico che sapeva destreggiarsi in ogni ambiente e in ogni
situazione
Erich Ludendorff
Generale tedesco (Kruszewnia, Posnania,
1864 - Tutzing, Baviera, 1937). Figlio di un negoziante, entrò alla
scuola dei cadetti di Plön nel 1877. Ammesso all'Accademia di guerra
nel 1893, servì pressoché ininterrottamente, dal 1904 al 1913, nel
grande SM tedesco sotto i generali von Schlieffen e H. von Moltke,
nipote del grande Moltke. Colonnello nel 1911, divenne capo della
sezione operazioni e in tale qualità redasse il piano di schieramento e
concentrazione (variante del piano Schlieffen), che fu poi applicato sul
fronte nordoccidentale nell'agosto 1914. Assertore della necessità che
le truppe di riserva fossero unità pronte al combattimento e realmente
efficienti, fece continue e pressanti richieste di aumento degli
effettivi (culminate nel memorandum del 21 dicembre 1912) e, in seguito
a ciò, finì per essere allontanato dallo SM (febbraio 1913). Dopo aver
comandato il 39º reggimento a Düsseldorf e la LXXXV brigata a
Strasburgo, nell'aprile 1914 fu promosso generale. Primo quartiermastro
presso lo SM della 2ª armata del generale von Bülow, allo scoppio
della prima guerra mondiale, ebbe parte determinante nel riuscito
attacco fulmineamente lanciato su Liegi (agosto), a cui partecipò
personalmente. Il 22 agosto fu nominato capo di SM dell'8ª armata, di
cui von Hindenburg aveva appena assunto il comando nella Prussia
Orientale. Si costituì così fra i due generali quella stretta
collaborazione sia in fase di pianificazione, sia nell'attuazione
pratica, che diede brillanti risultati sul piano strategico, fin
dall'inizio del loro periodo di comando (vittorie di Tannenberg [agosto
1914] e dei Laghi Masuri [settembre] e successive operazioni in Polonia
nel 1915). Promosso generale di divisione, quando Hindenburg sostituì
Falkenhayn nell'agosto 1916 Ludendorff divenne di fatto vicecomandante
supremo con il grado di generale di corpo d'armata e il titolo di primo
quartiermastro generale. Sempre in accordo con Hindenburg, prese da
allora la direzione delle operazioni e guidò le sorti delle armate
tedesche su tutti i fronti di guerra, esercitando un'influenza sempre
crescente sul governo del Reich a favore del pangermanesimo e della
guerra a oltranza. Già nel dicembre 1916 aveva sostenuto la lotta
sottomarina, che contribuì in maniera determinante a spingere gli Stati
Uniti a entrare in guerra a fianco dell'Intesa. Dopo che la Russia si fu
ritirata dal conflitto, Ludendorff ritenne di poter ottenere la vittoria
sul fronte occidentale con le grandi offensive sferrate nel periodo
marzo-luglio 1918. Bloccato e sconfitto da Foch, il 29 settembre 1918
chiese, con Hindenburg, che fossero intavolate trattative preliminari
per l'armistizio; ma non esitò poi a rifiutare le condizioni poste
dagli Alleati per svincolare la propria responsabilità dal crollo
imminente. Esonerato dalle sue funzioni il 26 ottobre, si trasferì in
Svezia e nell'estate del 1919 ritornò in Germania stabilendosi in
Baviera. Convinto di poter svolgere nella vita politica il ruolo che
tanto brillantemente aveva svolto durante la guerra sul piano militare
si legò ai gruppi pangermanisti e nazionalisti, contrari alla
repubblica di Weimar, e partecipò al putsch di Kapp (marzo
1920); dopo il suo fallimento fu fortunosamente prosciolto dall'accusa
di partecipazione al complotto. Nel 1923 si unì a Hitler, con cui aveva
in comune l'acceso antisemitismo e l'odio per il comunismo (Hitler se ne
servì per accattivarsi le simpatie dei circoli militari) e nel novembre
dello stesso anno partecipò al putsch di Monaco, ma fu subito
arrestato. Nel corso del successivo processo, Ludendorff con alcuni
infelici interventi si alienò quasi del tutto la simpatia dei suoi
sostenitori. Deputato nel partito nazionalsocialista nel 1924, fu
candidato all'elezione presidenziale l'anno seguente, raccogliendo
tuttavia una minima percentuale di voti. In seguito il suo ruolo
politico decadde ed egli svolse fino alla morte una certa attività solo
nelle associazioni combattentistiche. Tipico rappresentante
dell'imperialismo tedesco, abilissimo generale, dotato di un intuito non
comune e di grande decisione, ma privo di capacità politiche, difese il
suo operato in due interessanti opere, Memorie di guerra (1919) e
La guerra totale (1935). In collaborazione con la sua seconda
moglie, Mathilde Spiess, pubblicò numerosi scritti in cui preconizzò
la rigenerazione della Germania attraverso lo sterminio degli Ebrei e
dei massoni e l'avvento di una religione fondata su un neopaganesimo
germanico.
Erich Von Manstein
Feldmaresciallo tedesco (Berlino 1887 -
Irschenhausen, Baviera, 1973). Appartenente a una famiglia di antiche
tradizioni militari della Prussia occidentale e nipote del
feldmaresciallo Hindenburg, fu adottato giovanissimo da uno zio, il
generale Georg von Manstein, e ne assunse il cognome. Iniziò la
carriera nella guardia prussiana (1906) e venne trasferito allo SM nel
1917. Passato alla Reichswehr nel 1919, servì per molti anni nello SM
generale, dove si dedicò alla rinascita dell'esercito tedesco. Nel 1934
divenne capo di SM del terzo distretto, nel 1935 capo dell'ufficio
operazioni dell'OKH e nel 1936 primo quartiermastro maggiore e perciò
stretto collaboratore del comandante supremo dell'esercito, colonnello
generale von Fritsch. In questo periodo ottenne di poter creare
l'artiglieria d'assalto (Sturmartillerie) corazzata, che si
dimostrò di estrema importanza come ausiliaria della fanteria nella
seconda guerra mondiale. Nel 1938 ebbe il comando di una divisione in
Slesia. All'inizio della Seconda guerra mondiale divenne capo di SM del
gruppo di armate meridionali con von Rundstedt in Polonia (settembre
1939) e all'inizio del 1940 passò sul fronte occidentale. In tale veste
studiò il piano eleborato dai comandanti della Wehrmacht per
l'invasione della Francia (“piano giallo”) e lo criticò per la sua
somiglianza con il piano von Schlieffen del 1914. Al posto di questo ideò
invece un proprio piano d'operazioni (“piano Sichelschnitt” o
“piano falce”) che prevedeva un massiccio attacco corazzato
attraverso le Ardenne, ritenute in generale di difficile
attraversamento. Per questo von Manstein venne violentemente avversato,
esonerato dal suo incarico e nominato comandante di un corpo d'armata di
nuova costituzione (XXXVIII). Il suo piano, tuttavia, venne a conoscenza
di Hitler, che finì per adottarlo (febbraio 1940) nonostante ogni
opposizione degli alti comandi. Il 5 giugno 1940 il XXXVIII corpo
d'armata sfondò il fronte francese a est di Amiens e per primo
attraversò la Senna (10 giugno). Comandante di un corpo corazzato sul
fronte russo (giugno 1941), von Manstein operò dapprima nel settore
settentrionale rompendo il fronte sovietico e giungendo fino al lago
Il'men' (luglio): in settembre assunse il comando dell'11ª armata, con
la quale operò nel settore meridionale sfondando dopo aspra lotta le
posizioni difensive dell'istmo di Perekop e irrompendo in Crimea, di cui
completò la conquista (luglio 1942) con la presa di Sebastopoli dopo un
lungo assedio. Promosso feldmaresciallo, diresse il gruppo d'armate del
Don e, nel corso dell'inverno 1942-1943, cercò invano di liberare
Stalingrado dall'accerchiamento russo. Dopo aver tenuto a lungo e con
grande abilità il fronte sul Dnepr, respinse i Sovietici sul Donetz.
Iniziata la ritirata generale, con una controffensiva-lampo riuscì a
riprendere Charkov (marzo 1943). A partire dall'estate, però, fu
gradualmente costretto dai Sovietici a ritirarsi, sia pure sempre
contrastando loro tenacemente il passo, fino alla frontiera polacca.
Fautore d'una vasta manovra di ripiegamento, si trovò in violento
disaccordo con Hitler, il quale esigeva una resistenza a palmo a palmo e
al quale, anche per motivi politici, Manstein non era gradito. Rimosso
dalle sue funzioni nel marzo 1944, fu fatto prigioniero dagli Inglesi
nel 1945. Condannato nel 1949 a diciotto anni di prigione per presunti
crimini di guerra, venne liberato nel 1953 per ragioni di salute.
Pubblicò i suoi ricordi nel 1955 in un libro dal titolo Vittorie
perdute (Verlorene Siege). Venne giudicato dal critico
militare inglese Liddell Hart “probabilmente il miglior generale
tedesco della seconda guerra mondiale”, e in realtà egli fu, con
Rommel, Guderian, Rundstedt e pochi altri, il vero cervello strategico
della Wehrmacht, tanto che le sue modernissime e lungimiranti concezioni
fanno ancora testo.
Franz Von Papen
Uomo politico tedesco (Werl, Vestfalia,
1879 - Obersasbach, BadenBaden, 1969). Ufficiale di cavalleria, addetto
militare negli Stati Uniti (1914-1915), combatté in Palestina durante
la prima guerra mondiale. Dedicatosi nel primo dopoguerra alla politica,
venne eletto deputato per il Centro cattolico alla camera prussiana
(1921-1932). Aderì in seguito al partito nazionale popolare tedesco di
Hugenberg e divenne collaboratore di Hindenburg, che pensava di servirsi
di von Papen come elemento moderatore in quel periodo di grave tensione
che stava attraversando la Germania. Nel giugno 1932 succedette a Brüning
in qualità di cancelliere del Reich, formando il cosiddetto gabinetto
dei baroni conservatori. Fronteggiò le agitazioni in Prussia, facendo
cadere il ministero di Otto Braun, accordò a Hitler lo scioglimento del
parlamento (Reichstag) e revocò la messa al bando delle SA e delle SS;
favorì in tal modo l'ascesa del nazionalsocialismo e, quando dopo le
elezioni del novembre 1932 fu sostituito da von Schleicher, s'incontrò
segretamente con Hitler a Colonia per accordarsi sull'eventuale
divisione della cancelleria (4 gennaio 1933). Il 30 dello stesso mese
divenne vicecancelliere e nell'aprile 1933 cedette a Göring il governo
della Prussia; poco dopo negoziò il concordato con Roma (luglio), ma i
suoi contrasti con Hitler (nei confronti del quale manteneva un
atteggiamento poco chiaro) si acuirono e venne arrestato durante
l'epurazione del 30 giugno 1934 (la “notte dei lunghi coltelli”).
Nominato poco dopo ambasciatore in Austria (1934-1938), svolse
un'intensa attività diplomatica preparando l'Anschluss Fu poi
ambasciatore in Turchia (aprile 1939 - agosto 1944), e firmò il patto
di non aggressione turco-tedesco (giugno 1941), ma la sua missione fallì
nel 1944 quando Ankara ruppe con Berlino. Arrestato al termine della
seconda guerra mondiale e accusato di crimini di guerra, venne assolto
al processo di Norimberga (1946). L'anno seguente fu condannato a nove
anni di lavori forzati da un tribunale tedesco, ma venne rimesso in
libertà nel 1949. Le sue memorie (Una vita per la verità) sono
state pubblicate nel 1952.
Friedrick Von Paulus
Feldmaresciallo tedesco (Breitenau, Assia,
1890 - Dresda 1957). Ufficiale di fanteria, partecipò alla prima guerra
mondiale. Colonnello e capo di SM delle forze corazzate nel 1935,
generale nel 1939, fu capo di SM della 6ª armata di Reichenau in
Polonia e in Francia e, dal settembre 1940, vice di Halder allo SM
generale, dove fu incaricato di studiare e mettere a punto il piano
d'attacco contro la Russia (operazione Barbarossa). Alla testa della 6ª
armata (gennaio 1942), contribuì a bloccare la controffensiva di Timošenko
su Charkov nel maggio 1942. Ricevuto poco dopo da Hitler l'ordine di
impadronirsi di Stalingrado, nel settembre riuscì a conquistare gran
parte della città, ma nel novembre 1942 fu accerchiato con la sua
armata dalle truppe sovietiche e il 31 gennaio 1943, poco dopo essere
stato nominato feldmaresciallo da Hitler, si arrese. Prigioniero in
URSS, Paulus nell'agosto 1944 indirizzò al popolo tedesco un appello,
nel quale prese violenta posizione contro Hitler, aderendo all'Unione
democratica degli ufficiali tedeschi costituita da von Seydlitz,
anch'esso prigioniero. Dopo aver testimoniato al processo di Norimberga
contro i capi del III Reich, fu confinato presso Mosca fino al 1953,
quando venne rimesso in libertà. Si trasferì poi a Dresda, nella
Germania Orientale, dove però la sua attività non fu mai chiaramente
definita. Le sue memorie sulla battaglia di Stalingrado sono state
pubblicate dal figlio nel 1961.
Erich Raeder
Ammiraglio tedesco (Wandsbek, Amburgo,
1876 - Kiel 1960). Capitano di corvetta nel 1912, agli inizi della prima
guerra mondiale capo di SM del comandante le forze d'esplorazione
ammiraglio Bachmann, cui succedette l'ammiraglio Hipper. Partecipò alle
scorrerie degli incrociatori da battaglia contro le coste della Gran
Bretagna, da una delle quali derivò il combattimento del Dogger Bank
(24 gennaio 1915), e fu al fianco di Hipper nella battaglia dello Jütland
(31 maggio 1916), dimostrando freddo giudizio ed elevate capacità.
Capitano di fregata (1917), ebbe il comando del nuovissimo incrociatore
protetto Köln (1918) e fu poi destinato al ministero, dove,
oltre a partecipare all'organizzazione della nuova marina germanica,
scrisse opere storiche sull'attività della marina tedesca nella guerra
1914-1918 che gli valsero la laurea ad honorem dell'università
di Kiel. Contrammiraglio (1922), nell'autunno del 1924 ebbe il comando
delle forze leggere del mare del Nord e in seguito il comando marittimo
del Baltico. Con il ritiro di Zenker (1935) divenne capo della marina
tedesca, carica che ricoprì fino al 1943. A Raeder si devono le
“corazzate tascabili” e l'eccellente preparazione della flotta
tedesca, nella quale raggiunse (1939) il grado di grande ammiraglio. Pur
considerando la marina non ancora pronta per l'entrata in guerra,
diresse con decisione ed efficacia le operazioni belliche dopo lo
scoppio del secondo conflitto mondiale, in particolare l'invasione della
Norvegia (aprile 1940). Ma le sue concezioni (si dimostrò contrario al
progetto d'invasione della Gran Bretagna, la cosiddetta operazione
“Leone Marino”) urtarono la mentalità e le idee strategiche di
Hitler e nel gennaio 1943 fu sostituito da Dönitz. Nel processo di
Norimberga (1945) fu condannato al carcere a vita e rinchiuso nella
fortezza di Spandau, ove scrisse un libro di memorie, La mia vita.
Fu graziato nel 1955. Altre sue opere: La squadra di crociera
(edito in Italia nel 1927) e L'attività degli incrociatori leggeri
“Emden”, “Königsberg” e “Karlsruhe” (1928).
Walter Von Reichenau
Feldmaresciallo tedesco (Karlsruhe 1884 -
in volo 1942). Figlio di un diplomatico, partecipò alla prima guerra
mondiale. Capo di SM di Blomberg a Königsberg nel 1930, fu poi chiamato
al ministero della Reichswehr, di cui diresse il Wehrmachtsamt
(incaricato del coordinamento dell'azione delle forze armate).
Sostituito da Keitel nel 1934, ebbe in seguito alcuni comandi
territoriali. Ambizioso e fervido sostenitore del regime nazista,
mantenne ottimi rapporti con Hitler che gli affidò il comando della 10ª
armata durante la campagna di Polonia (settembre 1939). Con questa
armata, che faceva parte del gruppo sud al comando di von Rundstedt,
operando dalla Slesia verso la media Vistola Reichenau raggiunse i
sobborghi di Varsavia dopo aver spezzato la resistenza polacca. Fu poi,
sul fronte occidentale, alla testa della 6ª armata, compresa nel gruppo
di armate B del generale von Bock, e condusse le vittoriose operazioni
nella zona di Maastricht e di Eben- Emael, entrando per primo a
Bruxelles. Dopo essere stato promosso feldmaresciallo nel luglio 1940
comandò la stessa grande unità sul fronte orientale nel 1941 (settore
meridionale), partecipando alla battaglia che portò alla presa di Kiev
e più tardi alla conquista di Charkov. Nel dicembre dello stesso anno
sostituì von Rundstedt al comando del gruppo di armate sud; colpito da
paralisi a Poltava nel gennaio 1942, morì mentre veniva trasportato in
volo in Germania.