Nazismo 5



Appunti




Leviathan o Behemoth? Stato, partito e Fürher nel nazionalsocialismo

Agli occhi dei contemporanei, la determinazione e la carica di violenza esibite dal nazionalsocialismo, soprattutto negli anni della guerra, rinviavano alla solidità e all'efficienza di una macchina perfetta, capace di realizzare senza tentennamenti gli obiettivi più mostruosi del regime, come per esempio lo sterminio degli ebrei.

Il richiamo alle teorie di Hobbes
Già nel corso della guerra, tuttavia, era stata avanzata un'interpretazione diversa. Nel 1942 Franz Neumann aveva pubblicato un libro, intitolato Behemoth che fondeva l'analisi economica, istituzionale e sociale del nazismo, realizzando un modello d'indagine per certi aspetti tuttora insuperato. Leviathan o Behemoth sono due mostri della tradizione ebraica, ai quali Thomas Hobbes intitolò le sue grandi opere, raffigurando nel primo lo stato, ovvero " un sistema politico di coercizione in cui sono ancora conservate le vestigia del dominio della legge e dei diritti individuali", e nel secondo "un non stato, un caos, una situazione di illegalità, disordine e anarchia". Poiché indica la coesistenza nel nazionalsocialismo di quattro diversi poteri (partito, esercito, burocrazia e industria), Neumann può essere considerato il primo sostenitore di una interpretazione "policratica" (vale a dire attenta a individuare una pluralità di poteri ) di quel regime. Il dibattito storiografico sulla struttura e la pratica di governo del nazismo, riconducibile alle due diverse proposte interpretative simboleggiate rispettivamente da Leviathan e Behemoth ha assunto forme particolarmente accese nel corso degli anni settanta, grazie alla pubblicazione pressochè contemporanea dei lavori di Karl Dietrich Bracher e di Martin Broszat.

La Posizione internazionalista
Caratteristico della posizione di Bracher, oltre all'uso della categoria di totalitarismo e al rifiuto di considerare il nazismo come appartenete alla famiglia dei fascismi, è il ruolo di assoluta preminenza assegnato alla figura di Hitler. Nella dittatura personale del Fuhrer si realizza la coerenza del regime, già inscritta in un'ideologia demoniaca come quella enunciata dallo stesso Hitler in Mein Kampf. L'intera storia del nazismo culminata nello sterminio degli ebrei viene letta come una realizzazione delle intenzioni deichiarate del dittatore. Non a caso questa proposta interpretativa è stata definita "intenzionalista".

I Funzionalisti
"Funzionalisti" sono stati invece chiamati gli storici che, riallacciandosi all'interpretazione di Neumann, individuano nei rapporti tra gli apparati di governo della Germania nazista la manifestazione dei spinte e tendenze diverse. Sarebbero cioè i rapporti di forza e i conflitti tra i vari centri di potere del sistema - esercito e Ss, burocrazia statale e di partito ecc, - a determinare di volta in volta le scelte del regime, che solo retrospettivamente appaiono dotate di una rigida consequenzialità. Non per questo la figura di Hitler per i funzionalisti un ruolo marginale; il suo potere personale sarebbe però più il prodotto di una straordinaria popolarità, che l'espressione e il simbolo dell'unitarietà del sistema. Questi studiosi, inoltre, tracciano una distinzione tra i primi anni del regime e la fase che si apre con la preparazione della guerra: mentre inizialmente le scelte di Hitler sarebbero state bilanciate e condizionate dai settori conservatori e autoritari dello stato e dell'esercito, con il 1937-38 i posti chiave dell'amministrazione sarebbero stati tutti occupati dai seguaci del dittatore, determinati a procedere senza remore per il conseguimento dei fini distruttivi.

Un dibattito che riguarda il popolo tedesco
Il conflitto interpretativo non è, tuttavia, una semplice divergenza di opinioni, perché tocca questioni chiave per l'identità nazionale dei tedeschi. Gli intenzionalisti rimproverano per esempio ai funzionalisti di "banalizzare" il nazismo o addirittura di tesserne l'apologia: la loro interpretazione "strutturale" fa riferimento a forze astratte, a "funzioni" del sistema, e rinuncia - questa è l'accusa principale - a un giudizio morale di condanna nei confronti del nazismo. A loro volta, gli intenzionalisti vengono accusati di ridurre la storia del regime all'ideologia demoniaca di Hitler, sottovalutando le corresponsabilità delle vecchie classi dirigenti nell'avvento del regime. Inoltre viene loro rimproverato di eludere il problema delle continuità della storia tedesca : Hitler non nasce per caso e il suo successo può essere spiegato come una parentesi aberrante in un corso della storia tedesca sostanzialmente positivo. Che il conflitto interpretativo ne nasconda uno "politico" viene confermato dal fatto che quando, nel 1986, scoppierà quella che è stata chiamata la "disputa tra gli storici" (Historikerstreit, le accuse e i ruoli verranno rovesciati: Ernst Nolte, lo storico che aprirà la controversia con un articolo dal titolo Il passato che non vuole passare e coloro che si schiereranno con lui, tra i quali molti "intenzionalisti", saranno a loro volta accusati di voler "banalizzare" il nazismo. Il giudizio sul nazismo appare dunque decisivo non solo per una migliore comprensione del passato ma anche per il futuro della Germania: benchè tutti gli storici coinvolti nella discussione siano dichiaratamente antinazisti, essi si dividono tra chi mette al centro dell'identità collettiva la tradizione storica della nazione depurata della vicenda nazista e chi invece della storia tedesca di cui i nazismo sarebbe un risultato non casuale. Criticare la riduzione ideologica del dibattito storiografico non significa comunque rinunciare a pronunciare giudizi morali, particolarmente necessari nei confronti dei crimini del nazismo. Come ha scritto un grande storico inglese, Tim Mason, occorre però " odiare con assoluta precisione" : vale a dire che il giudizio morale, per essere legittimo ed efficace, deve giungere solo al termine di un'analisi storica esauriente e sistematica.

Il totalitarismo : studi e teorie

La fortuna internazionale del termine "totalitarismo" risale all'inizio degli anni cinquanta, quando apparve l'opera di H.Arendt Le origini del totalitarismo.

Attraverso un'analisi condotta in diverse scienze sociali - sociologia, storia, filosofia - la Arendt connetteva le dittatura appena conosciute dalla civiltà europea con il processo di modernizzazione che nel corso del Novecento aveva trasformato la società europea in società di massa. Industrializzazione e urbanizzazione, insieme alla crescita demografica e all'aumento della disoccupazione, avevano rotto gli antichi vincoli comunitari e le relazioni personali dei paesi e dei villaggi, gli individui si erano "atomizzati", le loro esistenze civili e professionali si erano separate fino alla reciproca ignoranza e indifferenza.

La società di massa: terreno fertile per i totalitarismi
Questa massa amorfa rappresentava nello stesso tempo la condizione di affermazione e la base di consenso dei nuovi regimi autoritari, capaci di dominare queste folle divise e solitarie grazie all'autorità carismatica di un capo. Lo strumento per restituire unità e identità alle moltitudini informi era il mito imperialistico della nazione forte e potente: un mito agitato dal capo secondo i moduli tradizionali della cultura militarista, senza aver quindi bisogno della mediazione rappresentativa della democrazia parlamentare, che non era sostituita dalla compenetrazione tra il partito unico e lo stato. I cittadini e lo stato formavano anzi una comunità di tipo esoterico in cui gli altri, i "diversi", erano automaticamente e sempre nemici. Nazismo tedesco e stalinismo sovietico erano, secondo la Arendt, le forme storiche integralmente sviluppate del totalitarismo, accomunate da un controllo totale della vita pubblica e privata degli individui e dalla conseguente distruzione della spontaneità e delle libertà personali.

Le teorie di Fromm e Adorno: due importanti precedenti
L'analisi della Arendt aveva comunque alle spalle almeno due precedenti importanti. Il primo era il libro scritto nel 1941 da un altro esule della Germania nazista, Erich Fromm, e intitolato Fuga dalla libertà. Anche nello studio di Fromm, le radici del fascismo venivano ricercate nell'ambito della psicologia collettiva , in particolare, nella perdita delle identità di clan e di ceto proprie delle società premoderne. Il regime dittatoriale funzionava come un recupero artificiale delle identità di gruppo (uniformi e organizzazioni parlamentari, stili di vita comuni, rituali di massa) e, al tempo stesso, come un rafforzamento decisivo di identità individuali, rese altrimenti fragili e precarie dalla concorrenza e dalla competizione - la "libertà" da cui fuggire, appunto - tipiche delle società moderne società di massa fondate sul libero mercato. Il secondo precedente era costituito dalla ricerca svolta da un altro esule tedesco, Theodor W. Adorno, in una situazione (la California della fine degli anni quaranta) storicamente lontana da qualsiasi esperienza dittatoriale. Ciononostante l'esame di duemila questionari sottoposto a cittadini americani conduceva Adorno alla formulazione di una tipologia di "personalità autoritaria" - così suonava il titolo nel suo studio - contraddistinta dalla distinzione tra "noi" e gli "altri", dal conformismo, dall'aggressività, dalla xenofobia, dalla "proiettività" (l'attitudine di proiettare nel mondo esterno l'idea di un complotto persecutorio ordito ai propri danni da forze oscure e potenti) e infine dall'antisemitismo. I risultati dell'inchiesta si muovevano in sintonia con le conclusioni della Arendt e di Fromm: nelle società moderne identità individuali deboli costituivano la norma ed esprimevano di conseguenza un bisogno di forti identità di gruppo, sul quale si innestava facilmente l'azione organizzativa e propagandistica di movimenti e regimi totalitari . La categoria di totalitarismo interpretava quindi le recenti dittature come esperienze politiche monolitiche, legate al tentativo di annullare ogni differenza individuale e ogni libertà della persona; la democrazia, invece, vi si contrapponeva come sforzo per restituire valore proprio a quelle differenze a quelle libertà.

La definizione dei tratti comuni dei regimi totalitari
A pochi anni di distanza dal libro della Arendt fu pubblicata negli Stati Uniti l'opera di C.Friedrich e Z.Brzezinski (Toalitarian Dictatorship and Autocracy) che sistematizzò definitivamente i tratti costitutivi di un modello di stato totalitario. I tratti comuni a fascismo italiano, nazismo tedesco e stalinismo sovietico venivano identificati sostanzialmente nella presenza di un dittatore, di un partito unico di massa, di una polizia politica, di un'ideologia assoluta, di una concentrazione dei poteri economici nelle mani dello stato. Tuttavia, l'accento posto sui metodi di governo lasciava in ombra i contenuti concreti dell'azione politica svolta dai nuovi gruppi politici giunti al potere: per esempio, quali fossero gli interessi sociali garantiti e le basi di consenso conquistate, quali i rapporti con la burocrazia dello stato, con l'apparato militare, con l'estabilishment economico e finanziario. Per esempio, l'angolo visuale offerto dalla categoria interpretativa del totalitarismo lasciava in secondo piano la specificità dell'elemento della politica razziale del regime nazista, che era assente nel suo presunto corrispettivo sovietico. In seguito, quando si sono attenuati i toni delle polemiche più strettamente collegate al clima politico della guerra fredda - interessati a mettere sullo stesso piano il nazismo e il comunismo - gli studiosi sono tornati a sottolineare le differenze nazionali, osservando con cautela e diffidenza a modelli troppo generici e onnicomprensivi. Il piano comparativo internazionale è rimasto un importante e, anzi, decisivo strumento conoscitivo a disposizione degli studiosi, per approfondire le analogie ma soprattutto le differenze tra i diversi casi nazionali.

Le origini della seconda guerra mondiale

Il processo di Norimberga, intentato nel 1945 ai criminali di guerra nazisti, fissò una chiave interpretativa della seconda guerra mondiale destinata a rapida e duratura fortuna: la guerra era stata un atto di immotivata crudeltà per scopi prefissi e mezzi adottati, compiuto da un pugno di congiurati protesi alla conquista del mondo.

Questo quadro interpretativo aveva un duplice scopo immediato. Il primo era quello di circoscrivere le colpe di quanto era successo, di scagionare la massa della popolazione dall'accusa di connivenza e corresponsabilità nelle persecuzioni attuate dal regime nazista nei confronti delle popolazioni civili e principalmente ebraiche, e di favorire la ripresa democratica della nuova Germania. Come scrisse allora un giornalista inglese, con una formula che fece molto rumore, le Ss erano diventate "l'alibi di una nazione" (G.Reitlinger, The Ss Alibi of a Nation) interessata a porre le basi economiche della propria ricostruzione e a coprire con un velo pietoso il proprio recente passato. Il secondo scopo del "paradigma di Norimberga" era quello di far salire sul banco degli imputati la cosiddetta politica di appeasementche aveva guidato le democrazie occidentali, e in particolare la Gran Bretagna e la Francia, nei loro rapporti diplomatici con Hitler, assecondando le velleità annessionistiche del Terzo Reich e concedendo alla Germania la Cecoslovacchia con la Conferenza di Monaco del 1938.

Una strategia per la conquista della supremazia
Nel 1961 uno storico inglese Alan John Percival Taylor, in in Le origini della seconda guerra mondiale, espose una critica serrata di questa costruzione interpretativa, rimettendo in discussione verità e luoghi comuni ormai ritenuti incontrovertibili. La novità di fondo della ricostruzione proposta da Taylor stava nello spogliare l'intera questione di ogni pregiudizio etico-politico e nell'esaminare la politica estera hitleriana come la strategia di una grande potenza volta alla riconquista del proprio ruolo internazionale. "La questione della colpa o dell'innocenza a proposito della guerra", sosteneva Taylor, "mi è sempre parsa insensata". In un mondo di stati sovrani è normale che ognuno faccia tutto il possibile nel proprio interesse.

Le responsabilità degli accordi di Versailles

In Questa logica spettava a Francia e Gran Bretagna, vincitrici della prima guerra mondiale, predisporre un equilibrio europeo che assicurasse alla Germania sconfitta il proprio posto e neutralizzasse la sua voglia di rivincita. Al contrario la Germania venne umiliata, costretta al pagamento delle riparazioni, schiacciata sotto sanzioni militari e circondata di stati piccoli e deboli. La pace di Versailles, ispirata all'egoismo dei vincitori piuttosto che a un disegno lungimirante di concordia tra gli stati era, secondo Taylor, la vera responsabile del consenso di massa riscosso dalla propaganda di Hitler e della sua ascesa al potere. Nella strategia hitleriana la guerra rappresentava lo sbocco - prevedibile ma non necessariamente preferibile - di un piano espansionistici che restituisse alla Germania una posizione di predominio nel continente, che le consentisse di trattare da pari a pari con la Gran Bretagna ed eventualmente coinvolgerla in un conflitto con l'Unione Sovietica. Pur consapevoli di questi obiettivi - del resto mai nascosti da Hitler - le potenze occidentali scelsero dapprima la strada della difesa intransigente dello status quo, poi della resa e infine della guerra totale. La politica di appeasement rappresentò l'unico tentativo, tardivo e confuso, di rimediare ai danni prodotti dalla pace di Versailles.

La diffusione delle teorie di Taylor

Fin dalla sua uscita, il libro di Taylor suscitò violentissime polemiche e l'autore fu accusato di revisionismo filonazista. In realtà, molte delle sue conclusioni sono oggi comunemente accettate dagli studiosi; inoltre si avviò da allora una riconsiderazione storica delle relazioni internazionali che introducesse, accanto a una interpretazione in chiave ideologica della seconda guerra mondiale, l'analisi concreta delle diverse strategie nazionali, spesso intrise di violenza e sopraffazione ."Hitler", scriveva ancora Taylor, "fu una cassa di risonanza della nazione tedesca. Migliaia, molte centinaia di migliaia di tedeschi eseguirono i suoi ordini senza proteste. Come supremo capo della Germania, Hitler è il massimo responsabile di atti di incommensurabile malvagità, della distruzione della democrazia tedesca, dei campi di concentramento, dello sterminio di interi popoli durante la seconda guerra mondiale. Egli mirava a fare della Germania la potenza dominante d'Europa e forse, alla distanza, del mondo. Altre potenze hanno perseguito fini simili e tuttora li perseguono. Altre potenze cercano di difendere i loro interessi vitali con la forza delle armi".

 

Il Patto d'acciaio

Per molto tempo lo studio della storia si è fondato principalmente - se non esclusivamente - su documenti scritti, e, in modo particolare sui documenti diplomatici che rappresentano gli atti ufficiali delle relazioni tra le nazioni: trattati di pace, dichiarazioni di guerra, alleanze militari, accordi di carattere commerciale, strategico, finanziario.

Dalla fine della prima guerra mondiale è diventata fenomeno di queste fonti che ancora oggi rivestono un'importanza fondamentale per ogni storico, anche se altri terreni di indagine - la storia dell'economia, delle società, delle culture - si sono nel frattempo proposti all'attenzione e l'orizzonte di ricerca degli studiosi si è allargato dall'analisi della politica estera alla struttura interna degli stati e delle nazioni. Nelle biblioteche qualificate è possibile trovare queste collezioni di volumi, curate dal ministero degli Affari esteri di ogni paese (le Foreign of the United States per gli Stati Uniti, i Documents on British Foreign Policy per la Gran Bretagna, i Documenti diplomatici italiani, gli gli Akten zur Deutschen Auswartiger Politikper la Germania) che spesso raccolgono anche verbali di incontri formali, corrispondenze tra alte cariche pubbliche, resoconti delle riunioni di organismi preposti allo studio e alla gestione della politica estera. Vi proponiamo qui il testo di un esempio classico di questo tipo di documenti: si tratta del Patto d'acciaio, nome a effetto coniato dalla fantasia retorica dei giornalisti dell'epoca per indicare il patto di amicizia e di alleanza fra Italia e Germania firmato a Monaco il 22 maggio 1939 dai rispettivi ministri degli Esteri: Galeazzo Ciano e Joachim Von Ribbentrop. Il documento ufficiale si compone di due testi identici redatti nelle due lingue nazionali e si trova nel volume 54 della serie dedicata ai trattati del nostro ministero degli Esteri, che fu pubblicato nel 1941. La proposta di un'alleanza miliare era venuta inizialmente dalla Germania, fin dall'estate del 1938, suscitando reazioni alterne in Italia. Mussolini aveva in un primo tempo rifiutato, ancora preoccupato da un eccessivo predominio tedesco in Europa, ma all'inizio del 1939 - insieme a richieste territoriali nei confronti della Francia - aveva sollecitato a Berlino - una rapida riapertura delle trattative. In aprile l'occupazione dell'Albania da parte dell'Italia fascista sancì il primo passo sulla via di un imitazione della politica espansionistica hitleriana e ai primi di maggio Ribbentrip fu invitato a Milano per una discussione preliminare che portò rapidamente alla stipula del patto. Fu poi Mussolini a premere personalmente perché l'accordo fosse subito reso pubblico: le questioni di "immagine" (l'alleanza militare tra le due forze aggressive contro le vecchie "democrazie plutomassoniche" europee responsabili delle sanzioni antiitaliane) prevalsero nettamente sulla sostanza. Tanto è vero che la redazione de testo fu irresponsabilmente affidata ai soli tedeschi e che l'articolo 3 non prevedeva l'usuale distinzione tra guerra difensiva e offensiva, lasciando del tutto indeterminate le condizioni di innesco dell'alleanza. In sostanza, l'interesse fascista a un ritardo della guerra per completare la preparazione militare non fu tenuto in alcun conto, e non per caso di lì a qualche giorno Mussolini si impegnò a consegnare al nuovo alleato tedesco il cosiddetto "memoriale Cavallero" (dal nome del generale incaricato di consegnarlo ai tedeschi) che prevedeva il pieno dispiegamento della capacità bellica italiana solo nel 1943. Ma, com'è noto, il tardivo ripensamento non servì a evitare il disastro.


S.M. il Re d'Italia e di Albania, Imperatore d'Etiopia, e il Cancelliere del Reich tedesco, ritengono giunto il momento di confermare con un Patto solenne gli stretti legami di amicizia e solidarietà che esistono fra l'Italia fascista e la Germania nazionalsocialista. Considerato che, con le frontiere comuni, fissate per sempre, è stata creata tra l'Italia e la Germania la base sicura per un reciproco aiuto e appoggio, i due Governi riconfermano la politica che è stata già da loro precedentemente concordata nelle sue fondamenta e nei suoi obbiettivi e che si è dimostrata altamente proficua tanto per lo sviluppo degli interessi dei due paesi quanto per la sicurezza della pace in Europa. Il popolo italiano ed il popolo tedesco, strettamente legati tra loro dalla profonda affinità delle loro concezioni di vita e dalla completa solidarietà dei loro interessi, sono decisi a procedere, anche in avvenire, l'uno a fianco dell'altro e con le loro forze unite per la sicurezza del loro spazio vitale e per il mantenimento della pace. Su questa via indicata dalla storia, l'Italia e la Germania intendono, in mezzo ad un mondo inquieto, adempiere al loro compito di assicurare le basi della civiltà europea [...]

Art.1Le Parti contraenti si manterranno permanentemente in contatto allo scopo di intendersi su tutte le questioni relative ai loro interessi comuni o alla situazione generale europea.
Art.2Qualora gli interessi comuni delle Parti contraenti dovessero esser messi in pericolo da avvenimenti internazionali di qualsiasi natura, esse entreranno senza indugio in consultazione sulle misure da prendersi per la tutela di questi loro interessi. Qualora la sicurezza o altri interessi vitali di una delle Parti contraenti dovessero essere minacciati dall'esterno, l'altra Parte contraente darà alla Parte minacciata il suo pieno appoggio politico e diplomatico allo scopo di eliminare questa minaccia.
Art.3Se, malgrado i desideri e le speranze delle Parti contraenti, dovesse accadere che una di esse venisse ad essere impegnata in complicazioni belliche con un'altra o con altre Potenze, l'altra Parte contraente si porrà immediatamente come alleata al suo fianco e la sosterrà con tutte le sue forze militari, per terra, per aria e per mare.
Art.4Allo scopo di assicurare per il caso previsto la rapida applicazione degli obblighi di alleanza assunti coll'articolo 3, i membri delle due Parti contraenti approfondiranno maggiormente la loro collaborazione nel campo militare e nel campo dell'economia di guerra. Analogamente i due Governi si terranno costantemente in contatto per l'adozione delle altre misure necessarie all'applicazione pratica delle disposizioni del presente patto. I due Governi costituiranno, agli scopi indicati nei summenzionati paragrafi 1 e 2, Commissioni permanenti che saranno poste sotto la direzione dei due ministri degli Affari esteri.
Art.5Le Parti contraenti si obbligano fin da ora, nel caso di una guerra condotta insieme, a non concludere armistizi e pace se non di pieno accordo fra loro.
Art.6Le due Parti contraenti, consapevoli dell'importanza delle loro relazioni comuni colle Potenze loro amiche, sono decise a mantenere e a sviluppare di comune accordo anche in avvenire queste relazioni, in armonia cogli interessi concordati che le legano a queste Potenze.
Art.7Questo Patto entra in vigore immediatamente al momento della firma. Le due parti contraenti sono d'accordo nello stabilire in dieci anni il primo periodo della sua validità. Esse prenderanno accordi in tempo opportuno, prima della scadenza di questo termine, circa il prolungamento della validità del Patto. In fede di che, i plenipotenziari hanno firmato il presente Patto e vi hanno apposto i loro sigilli.
Fatto in doppio originale, in lingua italiana e in lingua tedesca, i due testi facendo ugualmente fede, Berlino, li 22 maggio 1939

Galeazzo Ciano
Joachim Von Ribbentrop

 


Bibliografia



"Se l'ebreo trionfa sui popoli di questa terra, allora la sua corona diverrà la danza di morte per l'umanità, allora questo pianeta tornerà a muoversi nell'etere privo di abitanti, come migliaia di anni fa. Perciò io credo di agire oggi nel nome del Creatore onnipotente; combattendo contro l'ebreo, io mi batto per l'opera del Signore".

Adolf Hitler
"Mein Kampf"

 


Cronologia degli eventi


 

1918

9 novembre

Abdicazione del Kaiser. Nasce la Repubblica di Weimar.

1919

5 gennaio

Anton Drexler fonda la Deutsche Arbeiterpartei.

1920

24 febbraio

Il partito di Drexler si ribattezza in NSDAP e proclama il programma dei 25 punti.

1921

10 luglio

Hitler diventa capo della NSDAP.

1923

8-9 novembre

Fallito putsch di Hitler a Monaco.

1924

1 aprile

Condannato a 5 anni di detenzione, Hitler entra nella fortezza di Landsberg.

 

20 dicembre

Hitler viene liberato.

1925

27 febbraio

Ricostituzione del Partito nazionalsocialista che era stato messo al bando dopo il putsch del 1923.

1928

6 maggio

Alle elezioni per il Reichstag la NSDAP conquista il 2,6 per cento dei suffragi.

1930

23 gennaio

La NSDAP entra per la prima volta nel governo di un Land, in Turingia.

 

14 settembre

Alle elezioni per il Reichstag la NSDAP ottiene il 18,3 per cento dei suffragi.

1931

11 ottobre

Fronte di Harzburg dell"'opposizione nazionale" con la partecipazione della NSDAP.

1932

13 marzo-10 aprile

Nei due turni delle elezioni presidenziali Hitler ottiene rispettivamente il 30,1 e il 36,8 per cento dei suffragi (Hindenburg il 49,6 e il 53 per cento).

 

6 novembre

Nuove elezioni del Reichstag: leggero arretramento della NSDAP con il 33,1 per cento dei suffragi.

1933

30 gennaio

Dopo che i grandi gruppi industriali e finanziari ritirano l'appoggio al gabinetto Schleicher, il presidente Hindenburg affida la carica di cancelliere ad Adolf Hitler.

 

28 febbraio

Dopo l'incendio del Reichstag vengono emanate le prime leggi repressive contro gli avversari del nazionalsocialismo.

 

5 marzo

Elezioni terroristiche: la NSDAP ottiene il 43,9 per cento dei suffragi, i suoi alleati tedesco nazionali 1'8 per cento.

 

20 marzo

Apertura del Lager di Dachau

 

21 marzo

Istituzione del Tribunale speciale

 

23 marzo

Il Reichstag amputato vota i pieni poteri a Hitler.

 

31 marzo

Prima legge contro l'autonomia dei Lander.

 

1 aprile

Boicottaggio contro le attività ebraiche.

 

7 aprile

La legge per l'epurazione della burocrazia introduce la discriminazione contro gli ebrei.

 

10 maggio

Rogo dei libri per "purificare la cultura tedesca"

 

22 giugno-5 luglio

Scioglimento e auto-scioglimento di tutti i partiti del sistema di Weimar.

 

14 luglio

La NSDAP è proclamata unico partito consentito; legge per la tutela della razza dalle malattie ereditarie.

 

20 luglio

Concordato con la Santa Sede.

 

14 ottobre

Uscita della Germania dalla Società delle Nazioni.

1934

27 febbraio

Legge sull'ordinamento del "lavoro nazionale".

 

26 aprile

La Gestapo autorizzata a procedere ad arresti in "Custodia preventiva".

 

30 giugno

Resa dei conti con le SA e uccisione di Rohm.

 

2 agosto

Alla morte di Hindenburg Hitler diventa anche presidente del Reich.

 

1935

13 gennaio

Trionfo nazista nel plebiscito della Saar.

 

16 marzo

Reintroduzione della coscrizione obbligatoria.

 

15 settembre

Leggi di Norimberga contro gli ebrei.

1936

7 marzo

Il Reich rioccupa la Renania smilitarizzata a Versailles.

 

17 giugno

Heinrich Himmler nominato Reichfuehrer delle SS e capo della polizia.

 

28 luglio

Primo intervento di aerei tedeschi in Spagna.

 

9 settembre

Deciso il piano quadriennale per l'economia di guerra.

 

23 ottobre

Conclusione dell'Asse Roma Berlino.

 

25 novembre

Stipulazione del Patto anti-Comintem con il Giappone.

 

1 dicembre

La Hitlerjugend diventa l'organizzazione statale della gioventù.

1937

5 novembre

Conferenza di Hitler con i capi militari: direttive per l'invasione dell'Austria e della Cecoslovacchia.

1938

4 febbraio

Sostituzione dei capi militari e del ministro degli esteri in vista della preparazione bellica.

 

12 marzo

Annessione (Anschluss) dell'Austria.

 

30 settembre

Il Patto di Monaco riunisce i Sudeti alla Germania.

 

9 novembre

"Notte dei cristalli" e pogroms contro gli ebrei.

1939

15 marzo

Invasione e distruzione della Cecoslovacchia.

 

22 maggio

Conclusione del Patto d'acciaio con l'Italia.

 

23 agosto

Conclusione del Patto di non aggressione con l'Urss.

 

1 settembre

Aggressione della Polonia e inizio della seconda guerra mondiale.

1940

20 maggio

Apertura di Auschwitz

 

14 giugno

La Wehrmacht entra a Parigi.

1941

22 giugno

Inizio dell'aggressione all'Unione Sovietica.

 

12 dicembre

Decreto "Notte e nebbia"

1942

20 gennaio

La conferenza di Wannsee coordina le direttive per la "soluzione finale" della questione ebraica.

 

1943

31 gennaio

La sesta armata tedesca capitola a Stalingrado.

 

18 febbraio

Goebbels proclama la "guerra totale".

 

25 agosto

Himmler è nominato ministro dell'interno del Reich.

 

9 settembre

Dopo la capitolazione dell'Italia la Wehrmacht inizia l'occupazione del territorio dell'ex alleata.

1944

6 giugno

Sbarco degli angloamericani in Normandia.

 

20 luglio

Attentato contro Hitler nel suo quartier generale.

1945

4-11 febbraio

La conferenza di Yalta tra Roosevelt, Churchill e Stalin decide l'occupazione quadripartita della Germania sconfitta.

 

30 aprile

Hitler si uccide nel bunker della Cancelleria nella Berlino assediata dall'Armata rossa.

 

5 maggio

Liberazione di Mauthausen.

 

8 maggio

Capitolazione senza condizioni delle forze armate tedesche.

 

17 luglio-2 agosto

La conferenza di Potsdam stabilisce i criteri per l'occupazione quadripartita della Germania.

 

19 novembre

Inizio del processo dinanzi al tribunale militare internazionale di Norimberga.

 

La Repubblica Di Weimar

 Il regime politico stabilitosi in Germania dopo il crollo dell'Impero al termine della prima guerra mondiale. Un'Assemblea nazionale costituente fu incaricata di elaborare le strutture costituzionali della repubblica proclamata il 9 novembre 1918. L'Assemblea, riunitasi a Weimar il 6 febbraio 1919, preparò una costituzione, promulgata l'11 agosto 1919, che diede vita a uno Stato federale repubblicano, il Reich, composto di diciassette Stati (Länder), i quali lasciavano alla competenza amministrativa del Reich gli affari relativi all'esercito e alla politica estera, e inoltre quelli relativi ai mezzi di comunicazione e alle poste. Il potere legislativo era diviso tra due assemblee: il Reichstag e il Reichsrat. Il Reichstag, eletto per quattro anni a suffragio universale e col sistema proporzionale, preparava e votava le leggi e il bilancio, e poteva rovesciare il governo, responsabile di fronte all'Assemblea. Il Reichsrat, formato dai delegati dei Länder, aveva funzione eminentemente consultiva e poteva differire l'applicazione di una legge votata dal Reichstag. Il potere esecutivo spettava al presidente del Reich, eletto per sette anni (e rieleggibile) dai cittadini aventi più di venticinque anni (cosiddetto principio “organico”, col quale si cercava di evitare la meccanicizzazione della vita politica del paese). Il presidente, che promulgava le leggi e designava il cancelliere, capo del governo, poteva sciogliere il Reichstag, disponeva delle forze armate e del diritto di ristabilire l'ordine sospendendo i “diritti fondamentali”. Una serie di “diritti fondamentali” (o Grundrechte) riconosceva l'uguaglianza dei gruppi confessionali o politici, rendevano l'insegnamento primario obbligatorio per otto anni e confermavano ai lavoratori un insieme di garanzie conquistate nei primi mesi del 1919 (otto ore, contratti collettivi di lavoro, generalizzazione delle assicurazioni sociali, ecc.). Benché questa costituzione avesse cercato di stabilire un regime a un tempo parlamentare, democratico e sociale, la repubblica di Weimar si trasformò in una repubblica di tipo presidenziale, in cui il prestigio del presidente e capo dello Stato, Hindenburg (1925-1934), controbilanciava largamente quello dei successivi Reichstag, sempre alla ricerca di un'impossibile maggioranza. L'instabilità governativa che ne risultò (diciannove governi dalla riunione dell'Assemblea nel 1919 all'avvento di Hitler nel 1933) portò così alla crisi un regime al quale i partiti conservatori e nazionalisti non avevano mai perdonato né le sue origini rivoluzionarie né la sua accettazione del trattato di Versailles. La crisi economica del 1929 e i successivi scioglimenti del Reichstag (1928, 1930, 1932, 1933) portarono così alla soppressione definitiva del regime parlamentare di Weimar a vantaggio della dittatura nazionalsocialista.

Asse Roma Berlino

 

Denominazione attribuita da Benito Mussolini, col discorso di Milano del 1° novembre 1936, alla politica di alleanza tra l'Italia e la Germania, fissata negli accordi di Berlino del 23 ottobre 1936. In questo discorso Mussolini dichiarò che l'accordo italo-tedesco “non è un diaframma, è piuttosto un asse, attorno al quale possono collaborare tutti gli Stati europei animati da volontà di collaborazione e di pace”. Tre anni più tardi la politica di alleanza venne sancita col “patto d'acciaio” del 22 maggio 1939 e condusse alla seconda guerra mondiale.

Leggi Di Norimberga

 Leggi razziali contro gli ebrei emanate nel settembre 1935 nella città bavarese divenuta, per opera di Julius Streicher, il centro dell'antisemitismo tedesco. Queste leggi privarono gli ebrei della cittadinanza tedesca, del diritto di voto, della possibilità di accedere a qualsiasi carica pubblica e proibirono loro di contrarre matrimonio o di avere rapporti sessuali con ariani. Poi tali leggi furono integrate con altri tredici decreti che posero gli ebrei fuori legge.

Notte Dei Cristalli

 Notte dal 9 al 10 novembre 1938, in cui nella Germania hitleriana ebbe luogo la prima grande persecuzione organizzata contro gli Ebrei. (Ne fornì il pretesto l'uccisione di un segretario dell'ambasciata tedesca a Parigi, per mano di un esule ebreo, avvenuta il 7 novembre.) Secondo un primo rapporto del principale organizzatore delle violenze, Reinhard Heydrich, nella notte furono incendiate o distrutte 195 sinagoghe, 815 botteghe e 171 case di abitazione di Ebrei; gli Ebrei uccisi furono 36, e 20.000 furono arrestati. Ma il numero delle vittime fu probabilmente superiore. La “notte dei cristalli” (così detta per il gran numero di vetrate infrante) segnò l'inizio della fase più violenta dell'attuazione su vasta scala delle dottrine antisemite del nazismo.

Incendio Del Reichstag

 La distruzione del palazzo del Reichstag in seguito all'incendio del 27 febbraio 1933, provocato dai nazisti e da essi attribuito ai comunisti, servì di pretesto a una politica di rappresaglie contro questi ultimi. Il processo per l'incendio del Reichstag (settembre-dicembre 1933) si concluse con la condanna a morte del comunista olandese Van der Lubbe, e con l'assoluzione per mancanza di prove dei principali imputati (Torgler, Dimitrov).

Notte Dei Lunghi Coltelli

 Sanguinosa epurazione effettuata da Hitler il 30 giugno 1934 nelle file delle SA (Sturmabteilungen, “reparti di assalto” del partito nazista). Le intenzioni di compiere una “seconda rivoluzione” di carattere socialmente eversivo, che venivano attribuite al capo delle SA, Ernst Röhm, allarmavano la destra conservatrice, che aveva contribuito in larga misura all'ascesa al potere di Hitler, mentre l'atteggiamento di rivalità delle SA nei confronti dell'esercito regolare suscitava l'ostilità della casta militare. Lo stesso presidente Hindenburg il 21 giugno aveva ingiunto a Hitler di ristabilire al più presto la legalità. Al tempo stesso in seno al partito nazista Himmler e Göring, rivali di Röhm, davano credito alle voci di un complotto ordito da questo contro il Führer. All'alba del 30 giugno Röhm e i suoi luogotenenti delle SA, riuniti a Wiessee, nei pressi di Monaco (dove era fissato per quella data un loro incontro con Hitler), furono sorpresi nel sonno dalle SS; alcuni di essi furono uccisi sul posto, Röhm fu portato a Monaco e ucciso nella prigione di Stadelheim. Contemporaneamente a Berlino circa centocinquanta capi delle SA venivano eliminati. Gli eccidi del 30 giugno non colpirono soltanto le SA; una delle vittime principali fu il generale von Schleicher; numerose furono anche le vittime di vendette private. Le persone uccise nella “purga” (settantasette, secondo la dichiarazione ufficiale di Hitler al Reichstag del 13 luglio) furono probabilmente parecchie centinaia.

Notte E Nebbia

 Termini usati dai nazisti per indicare certi detenuti politici arrestati durante la seconda guerra mondiale e destinati a morire al più presto, senza lasciare tracce nei campi di sterminio. - S'intitola così un cortometraggio (Nuit et brouillard) sui campi di concentramento, realizzato dal regista francese Alain Resnais.

Patto D'Acciaio

 Il trattato di Berlino o Patto d'acciaio, trattato di alleanza senza limiti di durata, firmato dall'Italia e dalla Germania il 22 maggio 1939 che oppose la Germania nazista e l'Italia fascista alle nazioni democratiche. Le basi del trattato erano state poste durante l'incontro Ciano-Ribbentrop a Milano il 6-7 maggio.

Conferenza Di Postdam

 Conferenza che riunì al Cecilienhof di Potsdam, dal 17 luglio al 2 agosto 1945, i rappresentanti delle grandi potenze vittoriose in Europa (per gli Stati Uniti Truman e Byrnes, per la Gran Bretagna Churchill ed Eden, poi Attlee e Bevin, per l'URSS Stalin e Molotov). Essa subì un'interruzione dal 25 al 29 luglio, dovuta alle elezioni britanniche, che videro la sconfitta di Churchill. La conferenza faceva seguito a quella di Jalta; ma nel breve intervallo l'apparente solidarietà dei Tre grandi si era incrinata, mentre la resa della Germania poneva l'esigenza di affrontare in comune i problemi legati ai trattati di pace. La conferenza decise, su proposta americana, la creazione di un consiglio dei ministri degli esteri dei Cinque grandi (Stati Uniti, Gran Bretagna, Unione Sovietica, Francia e Cina) con il compito principale di redigere i trattati di pace con gli alleati della Germania (Italia, Romania, Bulgaria, Ungheria, Finlandia); il trattato di pace con la Germania sarebbe stato affrontato più tardi. Alla redazione dei trattati furono ammesse solo le potenze firmatarie degli atti di resa, in pratica estromettendo Cina e Francia (solo per il trattato con l'Italia la Francia venne equiparata alle potenze firmatarie dell'armistizio dell'8-28 settembre 1943). Per la Germania, in attesa del trattato di pace, le potenze vincitrici si accordarono sull'occupazione militare, il disarmo, la denazificazione, il processo ai criminali di guerra, il decentramento politico e la democratizzazione del paese, la produzione economica, la spartizione fra i tre alleati della marina da guerra e mercantile, la divisione della Prussia Orientale tra l'Unione Sovietica (che annesse anche Königsberg) e la Polonia, l'occupazione da parte dei Polacchi del rimanente territorio tedesco a est della linea Oder- Neisse e la possibilità per i Sovietici di prelevare una parte delle riparazioni dalla loro zona d'occupazione. Fu deciso, infine, di non imporre riparazioni all'Austria. L'accordo risultò invece impossibile sulle richieste sovietiche di un controllo sugli Stretti turchi e di un mandato fiduciario (trusteeship) sulla Libia; e sulle richieste anglo-americane per il funzionamento delle commissioni di controllo in Romania e Bulgaria, paralizzate dalle forze d'occupazione sovietiche. Il 24 luglio Truman informò Stalin che gli USA possedevano la bomba atomica. Il 26 USA, Gran Bretagna, URSS e Cina approvarono la dichiarazione di Potsdam relativa alla resa senza condizioni del Giappone.

Processo Di Norimberga

 Processo intentato, dopo la fine della seconda guerra mondiale, contro i massimi dirigenti della Germania nazista. Si svolse dal 20 novembre 1945 al 1º ottobre 1946, a Norimberga, dinanzi a un tribunale internazionale costituito (in base all'accordo di Londra dell'8 agosto 1945) da Francia, Gran Bretagna, Stati Uniti e Unione Sovietica. I capi di imputazione erano quattro: piano di cospirazione (per la conquista del potere in Germania e la successiva sopraffazione degli altri popoli); crimini contro la pace; crimini di guerra; crimini contro l'umanità. Nel corso del processo - in cui gli imputati si giovarono di un numeroso collegio di difensori tedeschi di loro fiducia, ed ebbero essi stessi la più ampia facoltà di parola - fu analizzata la politica della Germania hitleriana e furono messe a nudo, attraverso una vastissima documentazione, le atrocità perpetrate dai nazisti nella stessa Germania e nei territori occupati: le deportazioni, gli eccidi in massa, gli orrori dei campi di concentramento, lo sterminio sistematico di milioni di ebrei. Con la sentenza pronunciata il 1º ottobre 1946 dodici dei ventiquattro imputati furono condannati a morte per impiccagione: Göring (che si uccise alla vigilia dell'esecuzione), Ribbentrop, Rosenberg, Frank, Frick, Streicher, Sauckel, Seyss-Inquart, Kaltenbrunner, Keitel, Jodl, Bormann (quest'ultimo in contumacia). Furono condannati al carcere a vita Hess, Funk (liberato nel 1957) e Raeder; a varie pene detentive Dönitz (10 anni), von Neurath (15 anni), von Schirach (20 anni) e Speer (20 anni). Furono assolti von Papen, Schacht e H. Fritzsche. Un imputato, Robert Ley, si era ucciso prima del processo (ottobre 1945); Alfried Krupp von Bohlen era stato rinviato a ulteriore giudizio. Le condanne a morte furono eseguite nella notte dal 15 al 16 ottobre 1946 nel carcere di Norimberga. Inoltre il tribunale dichiarò criminose quattro delle organizzazioni nazionalsocialiste: la direzione del partito, la Gestapo, le SS e l'SD. Nel 1950 le autorità statunitensi istruirono, sempre a Norimberga, numerosi procedimenti penali contro membri della classe dirigente nazista e tutti coloro che avevano collaborato ai crimini di cui erano stati riconosciuti colpevoli i capi politici e militari processati nel 1945- 1946. Salirono così sul banco degli imputati i medici che avevano compiuto esperimenti su esseri umani nei campi di concentramento e i membri delle SS preposti alla direzione e al funzionamento dei campi stessi; i giuristi e i magistrati rei di aver attivamente collaborato col regime alla compilazione e all'esecuzione di leggi razziste; gli alti funzionari del ministero degli esteri nazista; il ministro delle finanze del Reich, conte Schwerin von Krosigk, e numerosi economisti; le SS dell'ufficio superiore per la razza e i territori occupati; Krupp e i direttori delle sue industrie; i proprietari e i direttori del complesso industriale Flick e della I. G. Farben e infine i generali del comando superiore dell'esercito. Anche questi processi si conclusero con condanne a morte e a pene detentive. Una speciale commissione delle forze armate statunitensi esaminò, nel corso del 1950, 400 ricorsi circa e domande di grazia. L'ultima condanna a morte fu eseguita nel 1951.

 


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