WERNHER VON BRAUN
da Hitler a direttore della NASA
Fu il geniale inventore della V2,
la micidiale bomba volante che avrebbe dovuto sconfiggere l'Inghilterra
Uranio Usa
U-234 e U-235
tedesco?
al processo di Norimberga non
c'era
SEMINO' LA MORTE CON I NAZISTI
POI CONQUISTO' LO SPAZIO CON GLI AMERICANI

di M. Saba
Tra i risultati di una ricerca
condotta sulla storia dell'uranio, per la parte recente sull'uranio
impoverito per conto dell'Osservatorio Etico Ambientale, vi è
sicuramente un risvolto molto interessante che riguarda proprio l'inizio
del progetto Manhattan.
Nel 1945 gli USA bombardarono il Giappone con due bombe atomiche, dopo
aver effettuato la prima esplosione ad Alamogordo nel New Mexico (16
luglio 1945 - attenzione alla data!).
Dove arrivava l'uranio
utilizzato per queste ultime due esplosioni, Hiroshima (6 agosto 1945) e
Nagasaki (9 agosto 1945). Intanto occorre precisare che si lanciarono
due bombe sul Giappone, invece di una, per dimostrare che la prima non
era l'unica e ultima bomba atomica posseduta dagli USA.
E poi, e questa è la rivelazione, bisogna sapere che alcuni componenti
fondamentali delle due bombe arrivarono dalla... Germania, da un carico
che si vuole in origine destinato ad uno scambio di materiali bellici
tra Hitler ed Hirohito, l'imperatore del Giappone. La versione
comunemente accreditata dice che le prime tre bombe atomiche vennero
prodotte dagli USA con un costo di due miliardi di dollari e cinque anni
di lavoro di un'armata di scienziati di alto livello, con l'aiuto della
Gran Bretagna. E' vero che gli USA avevano avuto successo
nell'arricchimento dell'uranio - il componente principale della bomba
atomica - ma le prove scoperte indicano chiaramente che a causa della
fretta e dei ritardi tecnologici, solo grazie alla sorprendente
opportunità di poter ottenere dalla Germania i componenti necessari,
che erano scarsi negli USA, fu possibile per il Progetto Manhattan di
completare le sue bombe in tempo per il bombardamento sul Giappone
previsto per la fine dell'agosto 1945.
Scoprire che questi materiali
non vennero catturati durante una fortunata azione di guerra, bensì
erano una contropartita di una transazione segreta tra la Germania e gli
USA: l'accordo prevedeva che i nazisti ricevessero una garanzia
d'impunità, ancorché vivendo nascosti per decenni dopo la fine della
seconda guerra mondiale, dopo essere fuggiti dall'Europa. Vi sono
documenti degli Archivi di Stato degli USA a dimostrazione di questa
tesi che gettano luce anche sulla politica di alcuni presidenti
statunitensi nei decenni successivi all'armistizio. Si tratta proprio di
effettuare una revisione storica di enorme portata, alla luce dei dati e
dei documenti acquisiti, che chiarirà molti aspetti altrimenti
destinati a rimanere oscuri.
Tra questi documenti vi è la lista dei materiali immagazzinati
all'interno del sommergibile tedesco (Unterseeboot) U-234 XB, tra i
quali troviamo 560 kg di ossido di uranio in dieci contenitori ed altre
tecnologie belliche naziste che all'epoca erano allo stato dell'arte. Ad
esempio, due aerei jet da caccia Messerschmidt 262 completamente
smontati (il Messerschmidt fu il primo aviogetto e venne utilizzato
durante la seconda guerra mondiale). Inoltre vi erano i silenziosi
siluri a propulsione elettrica e vari progetti tra cui quelli per
costruire i temuti missili V-2 a propulsione chimica ed i proiettili
all'uranio impoverito destinati alla difesa contraerea. Un Messerchmidt
262 Schwalbe.
Le casse contenenti i caccia Me262 vennero trasferite presso la base
aerea di Wright Field, Dayton (Ohio), dove l'ingegnere Bingewald
provvide a ricostruirne un esemplare che, a quanto pare, volò nel
maggio/giugno 1945. In seguito Bringewald diventerà il direttore del
progetto per la costruzione del nuovo caccia a reazione F-105
Thunderchief (primo volo il 22/10/1955) ed era semplicemente
l'evoluzione di un precedente (ma riuscitissimo) caccia: l'F-84
thunderjet, il quale fu impiegato in maniera considerevole dagli USA
nel dopoguerra, nella guerra di Corea e nelle prime fasi della guerra
del Vietnam prima di essere sostituito proprio dall' F-105.
(Anche se appare illogico che gli USA volessero copiare il motore a
reazione tedesco dato che
nè disponevano uno nel '42 (il Bell P-59 Airacomet, il quale compì il
suo primo volo già il 1/10/1942) semmai la cosa può essere spiegata
dal fatto che gli USA volessero capire fino a che punto si era spinta la
ricerca tedesca. Servì insomma per aiutare gli ingegneri americani -
Ndr).
L'esistenza del sottomarino U-234 (dal nome troppo casualmente
corrispondente ad un isotopo dell'uranio) e del suo carico è un
argomento di cui ogni tanto si vagheggia. L'elemento clou della
discussione consiste nella seguente domanda: il carico trovato nel
sommergibile è stato utilizzato nella guerra contro il Giappone? Fino
ad oggi non vi erano prove, non lo si poteva dimostrare. Il primo
indizio importante ritrovato consiste nella scoperta di un dispaccio
segreto del Comando delle Operazioni Navali di Washington che indicava
che l'uranio era stato immagazzinato per il trasporto in barili assieme
a dell'oro. Ricerche successive mostrarono che l'oro, che è un metallo
molto stabile, era semplicemente usato per poter maneggiare l'uranio già
arricchito e allo scopo di evitare la contaminazione e la corrosione.
L'uranio arricchito è una componente essenziale per la costruzione
della bomba atomica, poiché è fissile.
In valuta del 1945, una oncia di uranio valeva 100.000 dollari, quindi
non stupisce che si usasse dell'oro per isolarlo. L'oro non sarebbe
stato usato se l'uranio trasportato fosse stato uranio naturale e non
del tipo arricchito, poiché il valore dell'uranio naturale non avrebbe
giustificato la spesa. Negli Stati Uniti, all'epoca, l'uranio naturale
veniva trasportato in barili di acciaio o contenitori imbottiti senza
alcun tipo di protezione contro la corrosione.
Un'altra prova del fatto che l'uranio trasportato dall'U-234 era uranio
arricchito, viene dalla testimonianza di un marinaio del sommergibile
che era presente al caricamento ed allo scaricamento dell'imbarcazione.
Questo marinaio ha raccontato in due memorie che i container dell'uranio
avevano la scritta "U-235" (nome ancora troppo casualmente
corrispondente ad un isotopo dell'uranio) dipintavi sopra poco prima
dell'imbarco. La sigla U-235 è quella che scientificamente indica
l'isotopo 235 dell'uranio, ovvero l'uranio cosiddetto arricchito. Quello
che rimane dal processo estrattivo, è invece il cosiddetto uranio
impoverito, ovvero un uranio privato di circa la metà della quantità
dell'isotopo U-235 normalmente presente nell'uranio naturale (ovvero 0,3
% invece del normale 0,7 %).
Lo stesso sommergibilista racconta che il personale della Marina degli
Stati Uniti in seguito ha testato con dei contatori geiger alcune parti
del sommergibile per verificarne la radioattività. Gli strumenti
registrarono una forte contaminazione radioattiva. Senza capire il
significato della scritta U-235, il marinaio pensava che l'uranio fosse
stato dimenticato in Germania prima della partenza. Ovvero nel reattore
per la produzione di plutonio che non funzionò ma che venne ampiamente
pubblicizzato. Ma anche se prove evidenti dimostrano che l'uranio
contenuto nel sommergibile era uranio arricchito, questo non vuol dire
automaticamente che fosse stato usato nel conflitto col Giappone.
Per provare che questi due episodi sono collegati, esistono documenti degli archivi nazionali USA che dimostrano dei collegamenti
tra il progetto Manhattan e il sommergibile U-234. Uno dei documenti è
un cablogramma segreto, sempre dal comando navale di Washington, che
ordina ad una pattuglia di tre uomini di prendere possesso del carico
dell'U-234. Secondo il documento l'accompagnatore dei due uomini era il
Maggiore John E. Vance del corpo del genio (l'Army Corps Engineer), il
corpo che lavorava al progetto Manhattan. Altri documenti mostrano che
poco dopo l'arrivo di Vance, quando venne fatto un ulteriore inventario
del carico, l'uranio era scomparso dai materiali in carico alla Marina.
Alcune trascrizioni di telefonate che avvennero circa una settimana dopo
tra due agenti segreti del progetto Manhattan, attestano che il carico
di polvere di uranio era consegnato ed affidato esclusivamente ad una
persona indicata solo come "VANCE".
Sarebbe una coincidenza poco probabile che si tratti di un altro Vance e
non dell'ufficiale che aveva fatto il sopralluogo sul sottomarino, e
addirittura che si tratti di un'altra polvere di uranio e non quella
catturata nell'imbarcazione. Un secondo collegamento documentario tra il
Progetto Manhattan e l'U-234, che trasportava otto persone che non erano
della ciurma oltre al pericoloso carico, era che due delle persone
catturate avevano avuto contatti con un sedicente ufficiale dei servizi
della Marina USA identificato in altri documenti come "Comandante
Alvarez" o "Signor Alvarez".
(nella stessa occasione (3 maggio, a Urfeld liberata)
"catturarono" anche Heisemberger, il "cervello"
atomico più ambito dagli Usa.)
Questa persona -Alvarez- è quella -guarda caso- che ha preso in carico
il prigioniero Dott. Heinz Schlicke, uno degli scienziati a bordo del
sommergibile, che era appunto diventato prigioniero di guerra. Il
Dott.Schlicke era un esperto di tecnologia delle alte frequenze, come ad
esempio il radar e gli infrarossi. Cercando tra gli allievi ufficiali
dell'Esercito e gli ufficiali di Marina tra il 1943 ed il 1945 non si
sono trovati nominativi corrispondenti ad "Alvarez". Ma si sa
che il Generale Groves, capo del progetto Manhattan, era solito fornire
coperture militari a scienziati del progetto Manhattan per lasciarli
operare più agevolmente, quando necessario, all'interno della struttura
militare.
Infatti troviamo Luis W. Alvarez indicato come uno degli eroi del
progetto Manhattan e si tratta proprio dell'Alvarez che era chiamato
"Comandante Alvarez", travestito da militare per ottenere
informazioni scientifiche più facilmente dal Dott. Dr. Heinz Schlicke.
Proprio Luis Alvarez era lo scienziato che all'ultimo momento tirò
fuori dal cilindro la soluzione per far detonare contemporaneamente i 32
inneschi della seconda (in realtà della terza bomba, essendo stato
tenuto nascosto fino a pochi anni fa il test ad Alamogordo), quella al
plutonio, la bomba poi sganciata su Nagasaki.
E pensare che prima di questa improvvisa soluzione gli uomini del
Progetto Manhattan avevano lavorato un anno e mezzo senza cavare un
ragno dal buco. Proprio Alvarez, secondo documenti dell'archivio di
stato, era a capo dell'equipe di tre scienziati incaricati di trovare la
soluzione per gli inneschi. Il Dott. Schlicke, mentre era a bordo del
sommergibile, aveva in carico un nuovo sistema d'innesco a base raggi
infrarossi. Ancora in un cablogramma segreto possiamo trovare traccia
del fatto che Schlicke venne riaccompagnato a bordo del sommergibile da
due ufficiali per ritrovare gli inneschi agli infrarossi che vi erano
rimasti. Questi inneschi funzionano sul principio della luce ed alla
velocità della luce.
La prima bomba USA ad implosione, quella del New Mexico, aveva un
sistema di innesco multi-punto basato su detonatori filocomandati e
solamente in seguito si passò ad un sistema di accensione basato sulla
luce per proteggerlo dalle interferenze elettromagnetiche che avrebbero
potuto provocare un innesco accidentale. Allora si usavano come inneschi
dei "thyrotron" all'idrogeno ad alta tensione prodotta da
alimentatori ad alta tensione collegati con fili elettrici alla testata.
Il sistema descritto invece è molto simile a quello del flash. Questo
sistema d'innesco della detonazione è molto più accurato e meno
suscettibile all'interferenza dei campi elettromagnetici. Le prove
mostrano che Alvarez ed il Comandante Alvarez erano la stessa persona,
inoltre Alvarez usò la tecnologia ad infrarossi del Dott. Schlicke per
accendere simultaneamente i 32 inneschi risolvendo così il problema
dell'accensione della bomba al plutonio, quindi la sua trasportabilità,
quindi il suo impiego come arma.
Alvarez, prima di essere assegnato al progetto Manhattan, lavorava sulla
tecnologia delle alte frequenze, incluso il radar, lo stesso campo in
cui Schlicke era un esperto. Sulla base dei curriculum di chi era
addetto al progetto Manhattan, solo Alvarez avrebbe potuto essere
l'interlocutore di Schlicke negli USA. Dopo la guerra, il Dr. Schlicke
divenne uno dei tanti assunti a contratto nel progetto segreto
denominato "Operazione Paperclip".
Luis Alvarez vinse il premio Nobel 1968 per la fisica per il suo studio
sulle alte frequenze, fu lui a costruire nel dopoguerra a Berkeley
il primo acceleratore lineare di particelle elementari, e fu anche
quello che propose la teoria, all'epoca derisa, secondo la quale i
dinosauri si sarebbero estinti a causa di un meteorite che avrebbe
colpito la terra.
Queste rivelazioni sul sommergibile U-234 ed i suoi passeggeri sono
destinate a causare delle discussioni tra gli studiosi e gli
appassionati della Seconda Guerra Mondiale, ma certamente il fatto che
tutto sia basato su un accordo tra i nazisti e gli americani accenderà
ancor più il dibattito. Esiste infatti tutta una serie di prove che
testimoniano del fatto che gli alti ufficiali di Hitler avevano avuto
contatti con alti ufficiali dei servizi USA e con militari per fare
l'accordo dello scambio tra l'U-234 e la loro libertà.
Ad esempio, Martin Bormann capo del partito nazista e segretario
personale di Hitler, probabilmente l'uomo più potente nell'entourage di
Hitler, trattò lo scambio col sommergibile U-234 prima della caduta di
Berlino nell'aprile 1945. Alcuni storici sostengono che Bormann morì
durante la fuga da Berlino il primo maggio 1945
La "prova" principale proviene dalla testimonianza
dell'autista di Hitler, Erich Kempka e di Arthur Axmann, capo della
gioventù hitleriana, i quali erano profondamente legati e furono fedeli
al nazismo fino alla loro morte. Almeno per questo le loro motivazioni
sono da considerare sospette. Nonostante che nessuno dei due avesse
detto di aver visto con certezza Bormann morto, tuttavia questa è la
tesi che viene normalmente accreditata. Bormann venne condannato in
contumacia per crimini di guerra durante il processo di Norimberga e
venne elevata una taglia sul suo arresto che venne mantenuta per molti
anni. Addirittura un mandato di cattura venne emesso nella Germania
Ovest nel 1967 sulla base di varie testimonianze che lo davano per vivo
e vegeto. Vennero fatti molti avvistamenti di Bormann nei trent'anni che
seguirono la guerra. La pretesa tomba del compagno di fuga di Bormann,
il capo della Gestapo Heinrich Mueller (ma altri dicono che il suo
compagno di fuga fosse il dottor Stumpfegger) venne dissotterrata nel
1963 e si trovò che conteneva tre scheletri, ma nessuno dei quali
corrispondenti a Mueller (e tantomeno Stumpfegger).
La storia tradizionale contiene molte lacune. L'ultima versione attesta
che Bormann ed il capo della Gestapo Mueller, cercarono di scappare
insieme passando attraverso i sotterranei attorno alla Cancelleria del
Reich prima di incontrare la morte in uno scontro sulla strada, il corpo
di Bormann sarebbe stato poi avvistato nella Invalidenstrasse, a nord
del fiume Spree a Berlino. E' possibile che siano scappati assieme, ma
quello che non torna è che i sotterranei furono allagati dalle SS
causando tra l'altro la morte di migliaia di donne e bambini che vi si
erano rifugiati per sfuggire ai bombardamenti o perché le loro case
erano state bombardate. Le SS inondarono i sotterranei per evitare che
le truppe Russe si avvicinassero in segreto ed attaccassero il bunker di
Hitler dal di sotto.
La storia della fuga attraverso i sotterranei si dimostra una montatura
predisposta per facilitare la fuga di Bormann e di Mueller. Ma questa
versione non teneva conto del fatto che le SS avrebbero allagato questi
sotterranei. Una versione più plausibile, logica e credibile, della
fuga di Bormann venne raccontata dagli agenti dell'intelligence di Josif
Stalin. Stalin stesso disse a Harry Hopkins, consulente politico e uomo
di fiducia dei Presidenti Roosevelt e Truman, in seguito segretario di
Stato, che gli agenti sovietici gli avevano riferito che Bormann era
fuggito a notte fonda il 29 aprile, da Berlino, con un piccolo aereo ed
in compagnia di tre uomini, uno vistosamente bendato, ed una donna. Da
quel punto, Stalin continua, i suoi agenti ne avrebbero seguite le
traccie fino ad Amburgo dove si sarebbe imbarcato in un grande U-boat e
avrebbe lasciato la Germania.
Molti dettagli suonano plausibili. Per esempio, si sa che mentre Berlino
era bombardata e l'élite nazista era presa dal panico od era fuggita,
Martin Bormann mantenne contatti radio segreti con l'Ammiraglio Karl
Doenitz (anche lui non finì sulla forca a Norimberga, se la cavò con
qualche anno di prigione (!?)) il comandante di tutti gli U-boat della
Germania, e che aveva fatto progetti per scappare dal quartier generale
dei sommergibili di Doenitz. Doenitz all'inizio fece resistenza ma alla
fine ricevette ordini da Hitler (presumibilmente su indicazioni di
Bormann) per accogliere Bormann al suo quartier generale.
(MA ALLORA SORGE IL DUBBIO, PERCHE' ACCOGLIERE BORMANN E NON ANCHE LUI
?)
Ma vediamo nel dettaglio gli elementi a disposizione:
1) Hanna Reitsch, la famosa donna pilota amica di Hitler che faceva da
controcanto ad Amelia Earhart, nella sua biografia descrive come aveva
fatto fuggire il Generale dell'Aviazione tedesca Ritter von Greim,
appena promosso da Hitler a capo della Luttwaffe, fuori Berlino e a
notte fonda negli ultimi giorni di guerra. Altre testimonianze
confermano il volo nel 29 aprile 1945, la stessa notte di cui
riferiscono gli agenti di Stalin a proposito della fuga di Bormann su di
un piccolo aereo. La Reitsch racconta di come andarono al quartier
generale di Doenitz "per un ultimo saluto al Grande Ammiraglio
Doenitz" prima di volare a sud verso il confine svizzero-austriaco.
Una strana deviazione di centinaia di chilometri con a bordo
l'importante Generale von Greim gravemente ferito... Si trattava di
qualcosa di più che di un viaggio per fare un saluto. (C'ERA SU
ANCHE HITLER?)
2) Un altro racconto sulla fuga del capo della Gestapo Heinrich Mueller,
segue un percorso simile, ma qui si dice che Bormann è fuggito da solo
da Berlino. In questa versione, Mueller si sarebbe allontanato dalla
capitale Berlino la stessa notte del racconto della Reitsch, in un aereo
Fieseler Storch, lo stesso aereo della storia della Reitsch, nelle
stesse circostanze descritte da lei. Mueller non parla di un volo per
incontrare per l'ultima volta l'Ammiraglio Doenitz, ma parla di un volo
diretto al confine austro-svizzero molto simile a quello raccontato
dalla Reitsch.
Ci sono evidentemente delle discrepanze tra queste storie, come ci sono
in tutte le storie relative a quegli eventi. E' difficile sapere qual'è
quella vera e quella prefabbricata, ma la somiglianza dei racconti con
il rapporto degli agenti di Stalin che parlano di tre uomini, uno
ferito, ed una donna che lasciavano Berlino a bordo di un piccolo aereo
sono evidenti. Di fatto Stalin identifica Bormann e Mueller per nome,
poi parla di un uomo molto bendato che corrisponde proprio alla
descrizione del von Greim del tempo. La donna poteva benissimo essere
Hanna Reitsch, probabilmente l'unica donna al mondo che ci si
aspetterebbe di trovare in simili circostanze, in quel posto ed in quel
momento. Le tre versioni sono troppo simili per non apparire
interconnesse tra loro.
L'operatore radio dell'U-234 descrive come a metà aprile aveva ricevuto
almeno un messaggio su una frequenza ad alta priorità (e probabilmente
almeno un altro in codice) direttamente dal bunker di Hitler a Berlino
mentre il sommergibile era di stanza a Kristiansand in Norvegia.
L'ordine recitava: "U-234. Salpate solamente su ordini di alto
livello. Quartier generale del Fuerher." Questo implica varie cose,
tra cui il fatto che c'era qualche tipo di collegamento ed accordo tra
l'U-234 e qualcuno nel quartier generale di Hitler. Un ordine successivo
di Doenitz sembra che voglia cercare di far tornare l'U-234 sotto la sua
autorità. Probabilmente disse: "U-234. Salpa solo su miei ordini.
Non salpare di tua iniziativa."
Il sommergibile U-234 era il più grande della flotta della Marina
tedesca. Salpò dopo poche ore diretto da Kristiansand verso sud,
proprio verso Amburgo dove le spie di Stalin avevano affermato che
Bormann vi sarebbe salito nelle prime ore del mattino del primo maggio
1945. Anche tra questi racconti ci sono delle discrepanze, come ad
esempio il fatto che ci sarebbe voluto solo un giorno per una
imbarcazione come l'U-234, per raggiungere Amburgo da Kristiansand.
Mentre secondo i dati, l'U-234 lasciò Kristiansand a metà aprile e non
avrebbe imbarcato Bormann che il primo maggio. Ma dell'U-234 non si
sarebbe più saputo niente fino al 12 maggio 1945, un mese dopo aver
salpato da Kristiansand. Allora l'U-234 era localizzato a 500 miglia da
Newfoundland. Se l'imbarcazione avesse seguito la rotta attribuitagli
dal suo capitano e dalla storia che dice che era diretta in Giappone,
allora avrebbe viaggiato ad una velocità di un miglio e mezzo all'ora,
ovvero meno che a passo d'uomo. Molto più lentamente della velocità
tipica di quella imbarcazione.
In realtà si pensa che l'U-234 abbia pattugliato il mare del nord
silenziosamente secondo dei piani prestabiliti tra Bormann ed il
quartier generale di Hitler, finché Bormann non fosse stato in grado di
trovare un accordo con Doenitz. Mentre si avvicinava la fine della
guerra, l'imbarcazione si avvicinò alla baia di Amburgo col favore
della notte e prese a bordo Martin Bormann e Heinrich Mueller (E PERCHE'
NON HITLER?) Dopodiché continuò il suo viaggio facendo tappa in
Spagna (dove si trovava la struttura di intelligence tedesca che si
occupava del sud america, chiamata "Sofindus") per scaricare
Bormann ed infine arrendersi alla flotta USA sempre sotto accordi
misteriosi.
Bormann venne poi avvistato nel 1946 in un monastero del nord Italia.
Nello stesso anno sua moglie Gerda (una nazista fanatica, figlia del
Giudice Supremo del Partito Walter Buch) morì di cancro nel Sud Tirolo
(alle ore 22,30 del 23 marzo 1946, all'ospedale di Merano; ed è sepolta
nel cimitero di questa città) ma i suoi dieci figli sopravvissero
alla fine della guerra. Pare poi che Bormann sia scappato via Roma, come
altri fedeli nazisti, in America Latina (Cile, Argentina, Brasile?).
Dicono che abbia vissuto da miliardario in Argentina e che fu visto
anche in Brasile ed in Cile. Una negoziazione portata avanti con
successo tra Bormann e Doenitz spiegherebbe non solo lo scambio di
messaggi radio ma anche perché Doenitz, che non aveva esperienza
politica e nessun seguito degno di nota, diventò improvvisamente il
successore designato di Hitler. (CHE METTE IN SALVO LUI E NON PENSA
A SE STESSO?)
Una serie di eventi altrimenti inspiegabili sarebbe così chiarita dagli
accordi segreti che trovarono il compimento nel giorno della resa in
mare il 16 maggio 1945.
Il sommergibile venne trasferito a Portsmouth, nel New Hampshire, il 19
maggio 1945. Alcuni giornalisti ne furono testimoni. Infine c'è una
fotografia presa da un fotoreporter di un giornale locale, quando
l'U-234 era all'ancora, che mostra un misterioso prigioniero civile
molto somigliante a Heinrich Mueller. Questi sbarcò dalla navetta che
era usata per sbarcare il personale dall'U-234.
L'uomo nella foto è proprio l'ex capo della Gestapo che sbarca sul
territorio americano. La sua missione consisteva nell'assicurarsi della
consegna del materiale per le bombe atomiche e di altro materiale che
era stato concordato con gli USA, in cambio dell'immunità e della
protezione per i nazisti che l'hanno ricevuta per decenni fino ad oggi.
Il 20 novembre 1947, il sommergibile U-234 venne affondato con un siluro
dalla USS Greenfish durante degli addestramenti, a circa 40 miglia a
nord-est di Cape Cod sulla costa orientale USA.
Martin Bormann
17 giugno 1900, nasce a Hakberstadt
1923 entra a far parte dei Corpi Franchi (repressione della sinistra)
1924 coinvolto in un omicidio politico di un antinazista
1927 Entra nel partito Nazionalsocialista. Tessera n. 60508. Si fidanza
con Gerta.
1929 2 settembre sposa Gerta Buch, figlia del Presidente del Tribunale
Supremo
1930 Entra a far parte dello Stato Maggiore
1933 Viene eletto deputato al Reichstag
1933 Stabilisce la moglie (che metterà al mondo 9 figli) in una villa
all'Obersalzberg
1934 E' lui ad acquistare e a intestarsi a suo nome il "Nido
d'aquila" di Hitler all'Obersalzberg
1935 Viene nominato da Hitler segretario di Rudolf Hess
1941 Diviene capo della Cancelleria del partito Nazista
1943 E' segretario personale di Hitler.
1945 Inizia il mistero nella notte tra il 1° e il 2 maggio al Quartier
Generale, mentre Hitler con Eva Braun si suicida non prima di aver
nominato Bormann esecutore delle sue ultime volontà.
Bormann telefona dal Q.G. di Hitler, a Doenitz al Q.G. di Flensburg
"Aspettami che ti raggiungo".
Borman lascia il Q.G. con il segretario di Stato Naumann, l'autista di
Hitler, Kempka e il medico personale di Hitler Stumfegger.
"All'uscita nell'imboccare il ponte Wiedendammer dietro una colonna
di carri armati, uno di questi fu colpito. Fummo scaraventati a terra.
Io svenni. Quando ripresi conoscenza non c'era più nessuno"
(Dichiarazione di Kempka al processo di Norimberga).
8 Maggio. - "Mi fu ordinato dai russi di portar via i cadaveri
dalle strade. Sul ponte trovammo due corpi seminudi, uno senza pantaloni
e stivali, l'altro solo le mutande e la canottiera, con nessuna ferita
addosso. Seppellimmo i cadaveri nel vicino parco. Non lontano a terra
raccogliemmo un libretto militare, a nome di Stumfegger".
(Testimonianza , di Krumnow, l'addetto alla rimozione dei
cadaveri pubblicata dalla rivista Stern, che concluse
"se uno era Stumfegger, l'altro doveva essere per forza Bormann.
Nessuna ferita? Scampati alla granata, si diedero alla fuga inseguiti
dai russi, e per non farsi prendere si suicidarono con il cianuro. Erano
svestiti? Dopo diversi giorni gli "sciacalli" hanno
avuto il tempo di togliere loro i vestiti e gli stivali".
Quindi ufficialmente Bormann risulta morto il 2 maggio 1945. Con le
testimonianze molto vaghe.
1946 - ore 22,30 del 23 marzo. All'ospedale militare di Merano muore di
cancro Gerta Buch; viene sepolta nel cimitero germanico nella stessa
città del Passirio.
1950 18 Novembre - L'ex deputato Hesslein esule in Cile dichiara "Bormann
è vivo si è rifugiato in Cile. L'ho incontrato sulla strada della
frontiera argentina".
1951 Luglio - Il giornale cileno El Estanquero,
diffonde la notizia che Borman vive sotto il falso nome di Juan
Keller.
1961 Maggio - L'ex ambasciatore argentino in Israele, Topolewsky
dichiara "Bormann è vivo, si è fatto la platica facciale"
1961- Gennaio - Il difensore d'ufficio di Bormann contumace, al
processo di Norimberga rivela che il suo cliente è vivo e che ha
inviato una lettera a Merano alla moglie non sapendo che nel frattempo
è morta.
Ancora nel maggio del 1963, i due figli Gerhard e Adolf, interrogati
dalla Procura Generale di Francoforte affermavano "che sia morto
non siamo certi al cento per cento".
1965 - Al termine del processo, i magistrati intervistati dai
giornalisti, affermavano "Le notizie del suo decesso dal 1945 al
1965 sono state tutte smentite. Segnalazione che lo indicano in vita
sono state parzialmente confermate e sono degni di venir prese in
considerazione".
1965 - Il Procuratore Generale di Francoforte, dichiara al giornale
Frankfuerten di possedere le prove che Martin Borman è vivo. Una di
queste prove è la dichiarazione del figlio di Eichmann, Horst, che ha
sostenuto di essersi incontrato negli ultimi anni con Bormann e di aver
appreso che vorrebbe costituirsi per dire tutta la verità sulla
questione ebraica.
26 Novembre 1965 - Wiesenthal ("il cacciatore dei criminali
nazisti") in una conferenza stampa ad Amsterdam dichiara "Non
abbiamo alcun dubbio che Normann è vivo. Quanto pubblicato da Stern è
falso, tentativo di diversione. Ho a disposizione prove convincenti che
egli si trovi nell'America del Sud".
1973 - Durante i lavori di sterro al Parco dove erano stati inumati i
cadaveri quell'8 maggio, vengono alla luce diversi scheletri. Si
riaprono le indagini. Si chiamano i dentisti che curavano Bormann. Uno
ammette di riconoscere in una protesi un cura dentale fatta su Bormann.
Il Tribunale di Francoforte chiude definitivamente la pratica con una
dichiarazione di morte di Bormann avvenuta il 2 maggio 1945.
Dopo il suicidio di Hitler
(VERO?) il suo delfino Martin Bormann, da lui nominato nel
testamento del 29 aprile 1945, fece un patto con il servizio segreto
Usa, l’Oss all’epoca guidato da Allen Dulles: in cambio di un
sommergibile pieno di scienziati e materiali tecnologicamente
innovativi, si assicurò l’immunità per sé e per alcuni altri
gerarchi nazisti. (MENO HITLER?)
Si trattava del sommergibile “Unterseeboot 234 XB”. Tra i graziati
vi era anche Heinrich Muller, un feroce capo delle SS. Il sommergibile
partì da Amburgo e portò Muller e Bormann nel golfo di Biscay in
Spagna dove li attendeva un’altra imbarcazione. Dopodiché continuò
il viaggio verso gli Usa per arrendersi il 14 maggio alla nave Uss
Sutton.
Ecco l’elenco di parte delle 300 tonnellate del prezioso carico: 560
chili di uranio arricchito (ossido di uranio 235), 465 chili di atabrina
(chinino sintetico), benzil cellulosa (utilizzabile come moderatore per
un reattore nucleare), tre aerei Messerschmitt smontati, proiettili
anticarro (i precursori degli attuali proiettili all’uranio
impoverito), tre tonnellate di progetti vari, alcuni tipi di bombe ed
altro.
Ufficialmente gli Usa non dicono che l’uranio trovato era arricchito,
tuttavia in un documento di disciplina militare del 1995 firmato da
McNair ed intitolato “Risposte radicali a regimi radicali”,
troviamo: ”... il sommergibile da trasporto tedesco aveva 550 chili di
uranio non specificato... ”. Una richiesta di chiarificazione sulla
reale natura dell’uranio, avanzata da parte della Cnn a metà degli
anni Novanta, si è scontrata con l’opposizione da parte del governo
Usa, del segreto per motivi di sicurezza nazionale. E già, perché con
tutti quei soldi e mezzi che avevano dispiegato nel progetto Manhattan,
nel novembre 1944 erano solo riusciti a produrre pochi grammi di uranio
arricchito... poi arriva il sommergibile nazista, a maggio, ed ai primi
di agosto le bombe sono già pronte! Salvato in corner quindi tutto lo
staff del progetto che avrebbe altrimenti dovuto faticosamente
giustificare il fallimento del progetto più costoso della storia degli
Usa.
Sarebbe lungo qui elencare tutta la documentazione che prova senza ombra
di dubbio che: 1) senza l’uranio del sommergibile non sarebbe stato
possibile fabbricare la bomba all’uranio di Hiroshima; 2) senza la
benzil cellulosa, usata come moderatore, non sarebbe stato possibile
sintetizzare il plutonio; 3) senza l’aiuto dello scienziato Schickle
che era a bordo del sommergibile, il suo contraltare americano nel
progetto Manhattan, Louis Alvarez, non sarebbe riuscito a progettare in
tempo l’innesco ad implosione per la bomba al plutonio di Nagasaki!
Altri due scienziati, ingegneri aeronautici che erano a bordo del
sommergibile, vennero riciclati all’interno dell’industrie Fairchild
da cui uscirà negli anni cinquanta il famoso aviogetto F-105 usato
nella guerra del Vietnam.
Si trattava di August Bringewald (ma guarda un po chi è costui !)
braccio destro dello stesso Willi Messerschmitt, e di Franz Ruf, che
assieme avevano partecipato in Germania alla costruzione del
Messerschmitt 262 Schwalbe, il primo aviogetto.
Operazione “graffetta”. Per arrivare a costruire la bomba atomica,
così vuole la tradizione, vennero spesi due miliardi di dollari in
quello che verrà ricordato come “progetto Manhattan”. Questa
operazione occupò negli Usa uno stuolo di scienziati che lavorarono
avvolti nel più grande segreto tra il 1942 ed il 1945. Le bombe,
precedute da una di prova nel New Mexico, vennero sganciate in agosto su
due città giapponesi: Hiroshima e Nagasaki. Ci furono polemiche per il
gran numero di morti, nell’immediato centinaia di migliaia, polemiche
perché era dato per scontato che il Giappone ormai si sarebbe arreso
comunque. La cosa in qualche modo bruciò agli Usa tant’è che questi
due bombardamenti nei loro annuali della storia nucleare, vennero
registrati come dei “test”.
Subito dopo, nel novembre 1945, iniziò l’operazione Paperclip
(testualmente: graffetta) che consistette nel reclutare quanti più
possibili scienziati tra quelli nazisti per sottrarli ad altri paesi
(soprattutto all'Urss) che potevano cercare di avvantaggiarsi
similarmente dei progressi scientifici compiuti dalla Germania nazista.
Questa operazione in pratica consistette nell’importazione di circa
20.000 tedeschi tra il 1945 ed i primi anni Settanta. L’origine vera
del nomignolo Paperclip è abbastanza triste. Il progetto di
importazione di ex nazisti aveva avuto l’approvazione da parte del
Presidente Truman a patto che gli scienziati esfiltrati, come si dice
nel gergo dei servizi segreti, non fossero esageratamente nazisti.
Pertanto alla Cia decisero di “medicare” i curricula di quelli
troppo coinvolti nel regime, cioè di riscriverli, e per riconoscerli
dai curricula che potevano invece passare così com’erano, appunto, vi
apponevano una graffetta.
Anche la Francia importò circa 800 scienziati tedeschi, mentre la Gran
Bretagna - ma queste sono le cifre ufficiali - ne importò 300. Quelli
che non erano importanti per la scienza, cioè gli ex gerarchi sia
nazisti che fascisti più in vista, compresi i collaborazionisti come
gli Ustascia Croati, vennero esfiltrati in America Latina assieme alle
ricchezze che in qualche modo si erano procurati durante la seconda
guerra mondiale - per lo più sottraendole ad ebrei e membri di altre
etnie che erano stati espropriati e/o eliminati nei campi di
concentramento. Il Vaticano, ad esempio, all’epoca aveva creato una
“ratline”, un corridoio attraverso il quale questi personaggi
arrivavano a Roma, travestiti da porporati, venivano forniti di
documenti falsi e spediti in Sudamerica. Il giro dei soldi invece fu più
difficile da scoprire, ma è evidente che vi furono gigantesche
operazioni di riciclaggio cui non pare estraneo il famoso Ior (Marcinkus,
Calvi, Sindona ecc. lo vedremo dopo alcuni anni)
Ma torniamo negli Usa. L’“Atomo per la pace” L’orrore procurato
dalle bombe sul Giappone rischiava di compromettere definitivamente la
nascente scienza atomica, l’opinione pubblica era fortemente
contrastata. Fu pertanto necessario mettere in piedi una gigantesca
operazione di propaganda che venne chiamata “Atomo per la pace” e fu
patrocinata dal Presidente Eisenhower. Le Nazioni Unite, ed in
particolare l’Organizzazione Mondiale della Sanità, si legarono
tramite accordi bilaterali con l’Agenzia Internazionale per
l’Energia Atomica al fine di subordinarle eventuali studi
sull’impatto della radioattività sull’uomo. Nessun organismo
dell’Onu avrebbe potuto rivelare dati o fatti contrari agli interessi
della Aiea. In questo modo, si incaricò la volpe di guardare le
galline. Si individuarono a metà degli anni Cinquanta dei possibili
campi di applicazione del nucleare per distogliere l’attenzione
dell’opinione pubblica.
Nacque così la “radioterapia” contro il cancro - in realtà per
necessità causata in massima parte dalla contaminazione radioattiva, e
le centrali nucleari elettriche - che in realtà servivano per
arricchire il combustibile per la corsa agli armamenti - ed altre amenità
che per lo più servivano a riciclare le scorie che già allora erano un
problema. La principale, l’uranio cosiddetto impoverito, venne usata
in molte applicazioni dove ci si sarebbe aspettato di trovare il piombo:
contrappesi di aerei civili e militari, additivo di denti ed
apparecchiature odontoiatriche, additivo nelle lenti di occhiali e
strumenti di precisione, zavorra, schermatura per altre sostanze
radioattive, come ad esempio il cobalto in ambito ospedaliero. Ma poi
anche fertilizzanti, proiettili (i primi usati nel Viet Nam nel 1966),
container, vernici, elettrodi per le saldature per colorare prodotti in
ceramica e vetro. In seguito si usò irradiare anche per conservare il
cibo, per testare prodotti industriali, per vedere se i bambini delle
elementari avevano la tubercolosi e per verificare la posizione dei feti
nelle donne incinte.
A fronte di una serie di usi ufficiali, almeno negli Usa, vi furono
centinaia di migliaia di persone sottoposte ad esperimenti radioattivi
senza che ne fossero a conoscenza. Senza contare i lavoratori del
settore, minoranze etniche quali gli americani nativi che venivano usati
come minatori nelle miniere d’uranio e nel processo di costruzione
delle armi nucleari.
Il tabù del cancro. In questi anni bui, che ancora non sono finiti, si
è cercato sostanzialmente di negare gli effetti della radioattività,
primo tra tutti la pandemia di cancro. La comunità scientifica, che
viveva dell’indotto del complesso industriale-militare, era in qualche
modo ricattata dal sistema: se uno scienziato levava la voce, perdeva
l’incarico di insegnamento, i fondi per la ricerca e veniva
inesorabilmente emarginato dai colleghi paurosi di fare la stessa fine.
Il cancro divenne un tabù e migliaia di miliardi di dollari vennero
spesi annualmente per nascondere la vera origine della pandemia, come
l’anno scorso puntualizzò Karl Morgan, figura chiave del progetto
Manhattan, all’età di 93 anni. Allo stesso modo, se qualcuno faceva
causa per il cancro preso magari nella fabbrica d’uranio o perché
come soldato era stato portato a vedere uno dei centinaia di test
nucleari, ingentissime somme venivano spese dal governo per evitare
l’ammissione di responsabilità: se si fosse creato un precedente, si
sarebbe aperta la diga delle cause per danni.
Ma proprio l’anno scorso, negli Usa, lo scandalo è esploso ed il
governo per la prima volta ha dovuto ammettere, almeno per i lavoratori
del settore, la relazione causa-effetto tra la radioattività, il cancro
ed altre malattie. Nel 1995 Clinton aveva creato una commissione per
indagare sugli esperimenti sull’uomo e, in un memorandum riservato,
venne fuori che alcuni degli scienziati nazisti esfiltrati col progetto
Paperclip erano poi diventati i responsabili degli esperimenti
radioattivi sull’uomo. L’anno scorso invece venne creato un Comitato
governativo che si sta ancora occupando di indagare sui coinvolgimenti
di società o enti americani con il nazismo; questo è il risultato
delle ricerche di Israele che hanno portato alla scoperta dei famosi
conti segreti in Svizzera e di tutta una serie di multinazionali che
hanno sfruttato il lavoro dei detenuti dei campi di concentramento.
Ne ricordiamo solo una a titolo di esempio: la Ig Farben. Dal
dissolvimento di questa “Montedison” tedesca nasceranno tra le
altre, le seguenti società: Monsanto, Ciba (ora Novartis), Searle, Eli
Lilly, Roche e Bayer Ag. Le prime due sono coinvolte nei cibi
transgenici, la terza è quella dell’aspartame, il famoso
dolcificante. Le ultime due producono i chemioterapici per la cura del
cancro che costano svariati miliardi al chilo e sono... cancerogeni
(come si legge nei foglietti delle controindicazioni).
Una breve lista di altre società che hanno sfruttato il lavoro degli
internati nei campi di concentramento: Adler Sa, Aeg, Astra (ora fa gli
organismi modificati geneticamente), Auto-Union, Bmw, Messerschmitt,
Metall Union, Opta Radio, Optique Iena, Photo Agfa, Puch, Rheinmetall
Borsig Ag (ora produce le corazze all’uranio dei carri armati), Shell,
Schneider, Siemens, Daimler Benz, Dornier, Erla, Ford, Goldschmitt,
Heinkel, Junker, Krupp, Solvay, Steyr, Telefunken, Valentin, Vistra,
Volkswagen, Zeiss-Ikon, Zeitz, Zeppelin.
Il “pericolo rosso”. Quello che gli americani non poterono
prevedere, tuttavia, fu il fatto che questa massiccia importazione di
nazisti avrebbe drogato per 50 anni la politica estera del paese, ma non
solo: anche quella interna. Ad esempio Joan Clark, per anni
rappresentante degli Usa presso le Nazioni Unite era la nipote stessa
del Von Braun delle V-2. Altro scienziato graziato dal “lavaggio”
del curriculum... Ricordate il Maccartismo? La persecuzione ossessiva di
chiunque fosse in odore di comunismo? Proprio negli stessi anni le
maglie dell’immigrazione americana nei confronti dei nazisti si
aprirono completamente: non c’era più bisogno di avere un curriculum
non nazista, bastava che, anche se uno era stato capo di un campo di
concentramento, dicesse che aveva combattuto sul fronte contro i
sovietici.
Ironia della sorte, le prime vittime di questa politica furono gli
stessi americani che si trovarono questi scienziati e medici nazisti,
gli stessi degli esperimenti nei campi di concentramento, a capo dei
progetti più importanti di esperimenti sull’uomo condotti in America:
da quelli della Nasa a quelli della stessa Cia. Infatti Dulles, per
eccesso di zelo, aveva salvato l’intera rete spionistica nazista, la
famosa Abwehr di Reinhard Gehlen, e l’aveva riciclata nel cuore
dell’Europa, nella Germania divisa, per combattere ad oltranza il
“pericolo rosso”.
Inutile dire a questo punto, che l’agente italiano della rete
Dulles-Gehlen era un famoso aretino, ufficialmente imprenditore
materassaio, con l’hobby della cospirazione in Italia, dentro i
migliori circoli bancari, amico di industriali molto riservati (che
annotava in una "lista") e con ottime entrature
latino-americane. Al giuramento del Presidente degli Stati Uniti, Reagan,
il 20 gennaio 1981 era stato invitato ed era presente, lo vediamo al suo
fianco in una fotografia.
Ma questa è un’altra storia.
Marco Saba
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